20 ottobre 2014

Intervista a Luca Poldelmengo

Sono molto contento oggi di ospitare sul mio blog Luca Poldelmengo, scrittore e sceneggiatore che stimo molto per i suoi lavori tra cui citerei: Cemento armato (sceneggiatore), L'uomo nero ed il fresco Nel posto sbagliato. Proprio su quest'ultima fatica editoriale verte questa "intervista".

Benvenuto Luca, Nel posto sbagliato è un thriller molto particolare ambientato in una realtà futuristica/fantascientifica. Come nasce l’idea?

LP. L’idea nasce da due righe lette ormai parecchi anni fa da un romanzo di Giancarlo De Cataldo(Onora il padre). Lì si faceva riferimento a una tecnica usata dall’FBI,che tramite l’uso dell’ipnosi permetteva ad alcuni soggetti di far emergere ricordi che loro stessi non sapevano di possedere.

Non interessa ciò che sai, ma ciò che contieni. Questa frase tratta dal tuo romanzo è un po’ il cardine su cui ruota il metodo Red. Ormai siamo attendibili solo se abbiamo prove registrate su un qualche dispositivo tecnologico?

LP. Non arriverei a dire tanto. È indubbio però, ela cronaca ce lo ricorda quotidianamente, che sempre più spesso le forze dell’ordine ricorrono all’uso di immagini registrate da telecamere di sorveglianza o da comuni cittadini per risolvere i casi a cui lavorano. Io mi sono limitato a estremizzare un modus operandi che di fatto già esiste.

Di quali strumenti ti sei avvalso per rendere realistici dei macchinari e meccanismi futuristici?

LP. La storia è ambientata nel 2013, quindi, con l’unica eccezione dell’ologramma in grado di riprodurre il contenuto della mente umana(che viene infatti raccontata come una scoperta frutto di uno studio militare e in quanto tale segreta) non ci sono macchinari su cui mi sia dovuto documentare. Per quello che concerne la possibilità di rintracciare con precisione le posizioni dei telefoni cellulari(si chiama triangolazione, ed è già possibile) mi sono avvalso di cognizioni inerenti al mio primo impiego, nella vita faccio il tecnico elettronico. Diverso è il discorso rispetto alla scienza medica e in particolare all’uso dell’ipnosi. Se pure piegata alle necessità narrative l’uso che faccio dell’ipnosi nel romanzo si basa su solide basi scientifiche, che ho appreso grazie alla preziosa collaborazione di un luminare come il professor Mastronardi.

Le immagini dell'autore sono prese dal sito
ufficiale: www.lucapoldelmengo.com
Mi è piaciuta molto l’immagine dei due fratelli gemelli accostata a quella dei due serpenti: La diversità nell’uguaglianza. Qual è il segreto per creare dei personaggi unici in un mondo pieno di stereotipi come quello del thriller?

LP. Io tengo a differenziare gli archetipi dai clichè. L’archetipo è una funzione, per certi versi un ruolo che il tuo personaggio deve svolgere nella storia, è un ferro del mestiere. Una storia, ancor più se di genere, si fonda sugli archetipi così come una macchina si tiene su quattro ruote. Se il personaggio però è solo l’archetipo che rappresenta, se quindi esiste solo in quanto funzione nella storia, allora si cade nello stereotipo. Ma se quella stessa funzione è svolta da un personaggio che ha una sua verità interiore, che può confliggere o meno con quello che è il suo compito narrativo. Se quel personaggio ha dei bisogni e dei desideri oltre la storia che voglio raccontare, allora c’è la possibilità che io stia scrivendo un personaggio degno di questo nome e non una figurina. Vincent , il protagonista del mio romanzo,  credo trovi la sua originalità, e quindi la sua verità, nel rapporto che lo lega a suo fratello gemello, e in quello che ha legato entrambi a loro padre. L’anima di Vicent pulsa in quelle sere sul divano a vedere vecchi film western.

Oltre all’aspetto folcloristico relativo all’organizzazione della Red, la tua storia dibatte su temi importanti quali la delicatezza dei dati sensibili. Esiste ancora la privacy? E nel caso esistesse ancora, meglio sacrificare questa per una maggiore sicurezza fisica?

LP. Il romanzo muove proprio da questa domanda. Ormai dal momento in cui usciamo di casa la nostra vita viene continuamente ripresa da migliaia di telecamere di videosorveglianza. Una volta erano solo di fronte alla banche, ormai sono dappertutto, una presenza a cui ci siamo abituati ma che di fatto viola quotidianamente la nostra privacy. D’altro canto, come accennavo anche prima, sempre più spesso la presenza di quelle stesse telecamere mette le forze dell’ordine nella condizione di  fare al meglio il loro lavoro. Ecco che si è venuta a creare una dicotomia anomala, sembra che ai nostri giorni privacy e sicurezza non possano più coesistere. Esiste un punto di equilibrio? Una linea da non varcare? Nel mio romanzo pongo questa e altre domande, e provo anche a dare una mia risposta.

Il finale di Nel posto sbagliato è aperto. Quanto dovremo aspettare per il sequel?

LP. La storia lascia intuire un proseguo della vicenda, che io naturalmente già conosco. Se i miei lettori ne avranno voglia sarò lieto di raccontargliela.

L’uomo nero e Nel posto sbagliato sono due romanzi estremamente diversi, quasi in contrasto. Il primo cinico e realistico; il secondo complesso e che non si basa sulla realtà criminale odierna. Quanto ti piace cambiare?

LP. Quando mi approccio a una storia non lo faccio mai perché è vicina o lontana dalle cose che ho scritto in precedenza, non c’è un tentativo di originalità ora come non c’era desiderio di continuità quando dopo Odia il prossimo tuo(il mio primo romanzo) ho scritto L’uomo nero, due storie simili. Parte tutto da quello che mi stimola, che mi incuriosisce, che mi fa vibrare. Questa storia parla del potere, della possibilità di controllare le vite degli altri, si fonda su una tematica che trascende i nostri confini. La periferia romana e la gente comune non sarebbero statigli strumenti giusti per raccontarla.Credo che un bravo narratore debba avere la capacità di rimettersi in gioco se è la storia che gli brucia dentro a chiederglielo.

Hai sceneggiato Cemento armato, in quel film recitava Giorgio Faletti. Quanto è stato importante Faletti per il mondo della letteratura thriller in Italia?

LP. Faletti ha fatto una cosa tanto semplice da essere rivoluzionaria, ha scritto in Italia dei thriller come lo avrebbe fatto uno scrittore americano, questa è stato il suo fondamentale apporto alla letteratura di genere italiana. 

Chiuderei con una domanda che fa il verso al titolo del tuo ultimo romanzo. L’Italia è il posto giusto per gli scrittori?


LP. L’Italia oggi è il posto sbagliato per tanti, credo che gli scrittori non siano annoverabili tra le fortunate eccezioni. 

Grazie mille per l'intervista concessami, è stato un vero piacere alla prossima.

Nessun commento:

Posta un commento

Generi cinematografici

Notizie archiviate