2 maggio 2016

Hellraiser di Clive Barker

Oggi potrebbe essere considerata una "giornata storica" per 50/50 Thriller. Per la prima volta sul sito c'è una firma diversa rispetto alla mia, quella di Oscar Francioso un giovane esperto di cinema diplomato all'Istituto Cinematografico Michelangelo Antonioni già sceneggiatore e regista di diversi lavori.
Il suo primo approfondimento è dedicato al cinema di Clive Barker...


Clive Barker (classe ’52) è uno scrittore e regista britannico. Sconosciuto in Italia se non da una piccola nicchia di cultori, Barker è un uomo che ha dato al genere horror più di quanto si possa immaginare.
Barker inizia la propria carriera scrivendo per il teatro, poi passa alla letteratura e alla pittura. Successivamente si interessa all'adattamento per il cinema delle proprie opere. Ha scritto, inoltre, una notevole quantità di fumetti. Barker ha fatto un sacco di roba. Non tutta bella, non tutta interessante, ma ha fatto un sacco di roba. Tra i migliori film tratti dai suoi racconti: “Candyman – terrore dietro lo specchio” (Candyman, di Bernard Rose, 1992) e il notevole “Prossima fermata: l'inferno” (The Midnight Meat Train, di Ryūhei Kitamura, 2009). Come regista, ovviamente, “Hellraiser” (Clive Barker's Hellraiser, 1987) e il successivo “Cabal” (Nightbreed, 1990).
Hellraiser lo conoscono più o meno tutti. O per sentito dire o perché da qualche parte hanno visto Pinhead, il “cattivo” del film. Velocemente, ecco la trama. Dovreste vederlo, questo film, quindi non mi dilungo più di tanto.
Larry (Andrew Robinson) e la seconda moglie Julia (Clare Higgins) si trasferiscono nella casa di famiglia di Larry, abitata abusivamente da Frank (Sean Chapman), cognato e amante di Julia. Quello che l’allegra famigliola non sa è che Frank è venuto in possesso della cosiddetta “Scatola di Lemarchand”, un mistico “rompicapo” che, se risolto, apre le porte su un’altra dimensione. Frank, essendo un poco di buono, ha aperto la scatola, attirando a sé i Cenobiti, degli angeli (o demòni, a seconda dei punti di vista) torturatori. Frank torna dall’oltretomba e chiede aiuto a Julia per continuare a ricomporsi: ha bisogno di cadaveri da succhiare (letteralmente, il suono che emette è quello) per rimettere muscoli sulle ossa, come dice lui. Kristy (Ashley Laurence), la figlia di Larry e della sua prima moglie, scopre tutto: che Frank è “ancora vivo”, che Julia è un’assassina e che il cubo apre la porta ai Cenobiti – con i quali fa un patto per salvarsi la pelle.

Due parole sullo splatter. Lo splatter deve essere fastidioso, è questo il punto. Ma c’è una sottile differenza tra lo splatter necessario e quello non necessario. Splatter significa sì esagerazione, ma fatta con un certo criterio. Criterio che, in questo caso, è riassunto nella seguente domanda: La trama è abbastanza forte da “giustificare” quello che sto guardando? Sembra una domanda idiota, se messa in relazione col genere, ma fidatevi che non lo è. Vi faccio un esempio.

“Grotesque” (Gurotesuku, 2009) è un film di Kôji Shiraishi. Bandito dalle sale di tutto il mondo per il proprio contenuto sadico eccetera. È un bruttissimo film, anche se le premesse erano buone (medico che tortura la gente per ricevere gratificazione sessuale). Quello che rende orribile il film è proprio la trama, che non è sufficientemente forte da tenere assieme i vari chiodi negli scroti – davvero, succede questo – e budella appese. Alla lunga, Grotesque diventa noioso e cade nel ridicolo, fallendo nell’intento dello splatter stesso: essere disgustoso.
Barker elabora una storia in cui tutto quello che vediamo ci infastidisce. Il motivo? Ha creato un mondo in cui quel tipo di tortura ha senso. Il mondo e la figura del Cenobita così per come sono costruiti sono in grado di rendere “logica” ed effettivamente fastidiosa la tortura, nonostante la ristrettezza di fondi di cui ha sofferto il primo film. Questo dimostra che se c’è fantasia, una buona idea o una sceneggiatura abbastanza forte, ci si può arrangiare con poco denaro.
La regia è incredibilmente pulita. In alcune sequenze ricorda Cronenberg – che, non a caso, sarà il cattivo del suo film successivo. Si vede che Barker è inglese, anche se i lenti movimenti di macchina e i primi piani sono stati realizzati più per motivi tecnici che altro (il set era una casa vera, con evidenti limitazioni nel posizionamento della macchina da presa). Hellraiser resta comunque un film europeo, sia per la storia, sia per la regia. La storia è troppo negativa per essere americana. Di fatto, la figura del “cattivo” in questo film non esiste. I cenobiti non sono meno cattivi di Julia, le cui azioni non sono neppure mosse dall’amore per Frank, ma dalla voglia di fare sesso. Non c’è redenzione per nessuno. Larry, unico personaggio “puro” della pellicola, è fondamentalmente un idiota. E muore. Kristy, se prima era pura, resta marchiata a fuoco dall’incontro con i cenobiti. Quel poco “vero amore” che contiene la pellicola (ad esempio: il rapporto Kristy-Larry) non viene distrutto dai Cenobiti, ma dagli essere umani che richiamano i cenobiti.
L’universo di Hellraiser è fenomenale, tant’è che ha ispirato molti film e videogiochi. “Silent Hill” vi dice nulla? Unico consiglio: non mangiate roba pesante prima di guardarlo. 
 

                                                                             Oscar Francioso

1 commento:

  1. Complimenti e auguri al nuovo arrivato e a te Nico per queste interessanti novità'!!! Un saluto!!!
    Viviana :-)

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