9 novembre 2012

Babycall - Le ossessioni di una mamma.


Babycall è un film che affronta in maniera thriller il legame viscerale tra una mamma ed un figlio. Si tratta di una storia abbastanza malinconica, che a tratti slitta nel paranormale, sino ad un finale enigmatico.

Voto 6. Se pensavate di aver vissuto un’infanzia infelice, dopo la visione di Babycall potrete avere almeno, meno rimpianti.
La vita del piccolo Anders (Vetle Qvenild Werring) infatti non sembra delle migliori. Il piccolo trascorre la maggior parte del tempo con la iper-apprensiva madre Anna (Noomi Rapace).
Otto anni non sono tanti ma nemmeno pochi, nonostante ciò, Anders viene trattato alla stregua di un neonato. Se ci può stare l’accompagnamento a scuola, e la privazione delle libere uscite; un po’ eccessivo appare il controllo attraverso Babycall.
Babycall oltre ad essere il titolo del film, è anche quel aggeggio che permette ai genitori di sentire cosa combina il figlio nella propria stanza. Una sorta di walkie takie dove un soggetto ascolta e l’altro emette suoni.
Anna e Anders sembrano una mini-famiglia in fuga dal padre. Quella che si dice una famiglia disagiata, sotto stretto controllo degli assistenti sociali.

La vita sociale della triste famigliola cambia un attimino marcia in questa nuova città. Anders conosce un ragazzino abbastanza simile ad esso.
Anna conosce casualmente un addetto vendita di un grande negozio di elettrodomestici. Quest’ultimo: Helge (Kristoffer Joner) è un Anders del futuro. Un soggetto disadattato e solo che ha vissuto la sua infanzia a stretto contatto con la madre.
Nonostante queste new entry il nucleo famigliare dei due non si disunisce più di tanto, rimanendo compatto e indipendente.

Questa è la trama e lo stato superficiale del film Babycall. L’elemento destabilizzante introdotto da regista e sceneggiatori è una sorta di amnesia da cui pare essere affetta Anna.
La protagonista infatti non ricorda i luoghi in cui è stata giorni prima; o ad esempio vede cose che appaiono o scompaiono a seconda dei giorni.
L’elemento paranormale si fonde e confonde con l’aspetto psicologico della donna, che oltre a vedere e dimenticare, attraverso il suo babycall sente pianti e grida provenienti da altre abitazioni.
Interferenze o situazioni di pericolo?
Nonostante il titolo, questo aspetto viene prima enfatizzato per poi essere rilegato in un angolo, andando a privilegiare altre situazioni.
Il finale fortemente psicologico ed enigmatico, rimette però tutto in ballo, costringendo il lettore a riconsiderare tutto il film sotto una nuova luce.
Molti saranno comunque i punti interrogativi che rimarranno negli occhi dello spettatore, abbagliato dagli stessi fenomeni che hanno confuso Anna.

Babycall è un thriller, che il regista Pal Sletaune affida “completamente” a Noomi Rapace, interprete di Anna. Strano il suo destino: da punk scapestrata e spericolata nello svedese Millennium, a mamma iper-apprensiva e timorosa in questo Babycall. Il vestito non sembra starle perfettamente ma Noomi cerca di dare del suo meglio, tenendo il broncio per tutta la pellicola.
Non meglio va al piccolo Anders, che è costretto ad interpretare il solito bambino dei film thriller. Lo stereotipo vuole infatti che i bimbi di questo genere di film siano malinconici, abbastanza silenziosi, scontrosi e possibilmente con capelli lunghetti.
Un film sulle relazioni o meglio cosa bisogna evitare, affinchè il rapporto genitore-figlio migliori nel presente e nel futuro.

USCITA CINEMA: 
REGIA: Pal Sletaune
SCENEGGIATURA: Pal Sletaune
ATTORI: Noomi RapaceKristoffer JonerHenrik RafaelsenStig AmdamMaria Bock

19 commenti:

  1. Visto anche questo :)
    Concordo con te sul voto complessivo, ma ho davvero adorato l'intepretazione della Rapace, oltretutto in un ruolo molto diverso da quello della mitica Lisbeth Salander. In tutto quello che fa, la trovo davvero davvero brava. Il film ha qualche "buco nero", molti interrogativi che rimangono irrisolti (anche se mi sono fatto diverse teorie!), però, se come thriller funziona poco, come dramma è molto complesso :)

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    1. I punti insoluti alla fine sono molti, come dici tu la situazione thriller è minima e si esplica solo nel finale. Noomi Rapace ormai è sempre più una certezza:)

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  2. non sembra un film fondamentale.
    diciamo che per il momento passo...

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    1. Di sicuro un film che non finirà negli annuali e nemmeno nelle classifiche dei migliori film;) una visione di riserva la potrei definire....

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  3. Io non ne ho mica un buon ricordo... anzi. Però è un pò poco, dovrei rivederlo.

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    1. Capolavoro di certo non è;-) diciamo che non mi ha annoiato più di tanto...

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  4. a me complessivamente non è dispiaciuto, mi sono però sentito abbastanza turlupinato dal finale....

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    1. Una spiegazione era d'obbligo, la cosa più complicata secondo me sono i due bambini, perchè due??

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  5. scusate qualcuno mi potrebbe spiegare chi è l'altro bambino che durante il film gioca con Anders e nel finale viene dissepolto????? mah rimane un mistero. voto: 4 ok il mistero ma qui mi sembra che il regista abbia un pò esagerato........

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    1. Mah, guarda come puoi notare dal commento di sopra non l'ho capito bene neanch'io...bisognerebbe rivederlo prestando attenzione a tutti i passaggi, per ora non ne ho voglia:)

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  6. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  7. Questo è il commento di sopra, reinserito con l'apposita dicitura SPOILER, che interpreta il finale enigmatico di Babycall




    Inutile dare voti bassi a un film senza averlo capito. In realtà non esiste nè Anna, ne il bambino Anders... E' tutto immaginazione di Helge. La casa infatti è quella della madre, per questo ha le chiavi.. Lui è solo e crea questi personaggi in preparazione alla morte della mamma, che infatti muore quando Anna si butta dalla finestra. Il bambino, amico di Anders, in realtà è un bambino che abitava nel palazzo fino a due anni prima e poi scomparso... era l'unico amico della vita di Helge, poichè anche lui ha avuto una madre che non gli ha permesso di fare amicizie nella sua infanzia. Poi il corpo viene ritrovato grazie a Helge che aveva visto dove l'avevano sepolto e ogni giorno infatti gli portava i fiori... Lo sapeva perchè aveva intercettato, sempre due anni prima, col suo babycall i pianti di quel bambino che veniva picchiato dal padre (il manutentore del palazzo che Helge ha poi ucciso). Voto: 9!!!! Poi è sempre questione di gusti :))

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    1. Non sono d'accordo sul fatto di non poter giudicare un film in base alla sua comprensione o meno. Babycall è un film che in pochi hanno compreso e dunque abbastanza irritante. Nel mio caso non è riuscito a creare quell'effetto intrigante e enigmatico che spinge a "scervellarsi" per la sua interpretazione, vedi Memento, cmq come dici tu sono gusti:)

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    2. Ho riguardato il film 2 volte nel giro di 12 ore, la prima volta ho capito ben poco, la seconda mi sono segnato TUTTO. Hai sbagliato parecchie cose. Anna esiste e la donna che gli racconta di lei dopo il suicidio, il registratore (non la prima registrazione "ciao non so cosa dire", ma la seconda "Anders Anders" e il commesso collega di Helge ne sono la prova. la casa non è della madre, solo il complesso è lo stesso. Helge non ha le chiavi, infatti mentre anna si sta per buttare lui citofona a caso per farsi aprire. Helge ha visto dov'era sepolto il bambino grazie al disegno, fatto presumibilmente da anna quando rincorse anders nel bosco, quando vide un'uomo chiudere la sepoltura di qualcosa/qualcuno (presumibilmente il bambino con la giacca rossa). Il bambino è stato sepolto recentemente dall'uomo con il furgone, che si era anche presentato all'expert irritato per le intercettazioni del suo canale. Inoltre il padre del bambino rinvenuto non era il manutentore del palazzo affatto (quello si scopre essere quello che per anna era l'uomo dei servizi sociali) che è stato ucciso da anna impaurita dall'arrivo del suo ex marito.
      Anna esiste ma sogna quasi tutto (compreso Anders) tranne Helge, che riesce a legare con Anna poichè gli ricorda sua madre. Helge infatti incontra solo il bambino con la giacca rossa (anche al lavoro aveva fotografato solo Anna quando erano usciti da scuola,anders era nascosto dalla parete,però, a dire il vero, non c'era proprio), quando chiede ad Anna di parlarci, lei lo caccia via di casa. Anna è solo una vittima di una coincidenza traumatizzante, infatti i lividi di Anders (che dice non esser suoi [???]) sono del bambino che ha sentito essere picchiato tramite il babycall. Anna ha paura delle finestre, chiude sempre le tende per via del primo "tentativo" di omicidio (c'è una scena in cui anna dice ad anders "HA CERCATO DI FARTI DEL MALE") del padre, ma Anders è morto due anni prima perchè annegato dal padre in un lago (scena che rivede quando segue la madre del bambino con la giacca rossa andarsene nel bosco), infatti all'inizio del film il rapporto dei servizi sociali dice espressamente così. Anders non esiste nemmeno perchè quando è stato ritirato a scuola dalla lezione di musica nessuno ha opposto resistenza, cosa alquanto inaccettabile perchè sospettata di violenza domestica. Tutto quello che fa Anders nel film è frutto della mente di Anna.

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    3. Anche a fine film i bambini si dicono "dobbiamo aiutarci" e Anders consegna il disegno al bambino con la giacca rossa dicendogli che gli sarebbe servito per "dormire meglio" (infatti Helge lo deseppellirà e gli farà dare una degna sepoltura). Il collegamento tra Anna e la madre di Helge è palese (le violenze, le finestre chiuse e il fatto di "non respirare", la prima dopo il suicidio e la seconda in ospedale). Inoltre il lago appare più volte perchè è un ricordo d'infanzia della madre (raccontato a cena con Helge). Molti punti sono irrisolti, come il non voler un telefono, perchè il registratore ha registrato a volte sì e a volte no Anna. È curato moltissimo nei particolari per tutto il film, tranne che nel finale dove alcune cose vengono meno o il cambio d'identità dell'uomo dei servizi sociali(alquanto assurdo e inutile, incluso il ritiro della donna dei servizi sociali, Greta), il poster che viene sempre spostato (unico elemento della camera del bambino). Mi è piaciuto (non del tutto però), la seconda volta quando ho fatto molta più attenzione ad ogni particolare. Forse il regista alcune cose ha voluto ometterle giustificando il fatto che i ricordi non si è sicuri se siano normali o meno, infatti Anna si dimentica di molti posti in cui va.
      Secondo me Anna esiste e Helge è facilmente condizionabile. Questa è la mia teorie con le mie spiegazioni (a dire il vero ci sono infiniti particolari nel film, ma questi sono i più rilevanti). Non saprei nemmeno dire perchè Anna dicesse di essere una insegnante e perchè si presentasse a scuola senza figlio (o almeno, "immaginario"), infatti all'inizio c'è il prof di musica che guarda compassionevolmente Anna dalla finestra della scuola,soprattutto la scena del parcheggio/lago in stato confusionale(magari i vestiti erano bagnati per eccessiva sudorazione dallo shock?!?). Purtroppo non è un film da vedere una volta sola e, soprattutto, superficialmente.

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    4. Grazie per la precisazione, Babycall, da quanto vedo dalle mie statistiche di ricerca, è un film che hanno capito in pochi...come hai detto tu per dare un quadro chiaro e completo lo si dovrebbe rivedere un paio di volte, ma ripeto che nonostante i punti oscuri ed enigmatici non mi ha colpito più di tanto. Cito ancora una volta l'esempio di Memento di Nolan, davvero enigmatico che rividi più volte con piacere per comprendere meglio la trama, ma ne valeva davvero la pena...
      Alla fine nonostante la doppia visione anche tu hai ancora dei dubbi, quindi secondo me qualcosa non ha funzionato e il troppo mistero ha reso questo film dimenticabile e non degno di nota (sempre una considerazione soggettiva, altri lo potrebbero trovare un capolavoro)

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  8. Alla fine del film l'assistente donna spiega che la protagonista ha perso il figlio 2 anni prima, ed in effetti in una foto scattata dal commesso si lascia intendere he al tavolo sia solaa e quando si butta giù dalla finestra, al suolo il figlio non c'è! Anche l'altro bambino è morto allora? e cerca solo di farsi trovare? il corpo infatti viene portato nel furgone già all'inizio del film ma poi il secondo bambino si vede nella seconda foto che cerca di scattare il commesso! E tutta la parte della scuola allora? e le visioni del lago parcheggio? dispersa nel parcheggio ma inzuppata? Film quanto meno strano ed incomprensibile almeno per me... Se qualcuno ha trovato una soluzione vorrei conoscerla. In ogni caso voto basso! Per quanto psicologico ed enigmatico deve essere comprensibile e spiegabile, pena fallimento totale! L' interpretazione rimane eccezionale, unica cosa da salvare.

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    1. Bravo sono d'accordo con te!! Un'interpretazione è stata data dall'anonimo sopra; io non ho avuto la voglia di rivederlo per una maggiore comprensione, quindi non posso rispondere alle tue domande...

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  9. Molti spunti interessanti ma la realizzazione non è stata adeguata, peccato. A partire dal babycall, usato solo un paio di volte e poi dimenticato, invece di renderlo lo strumento conduttore. ATTENZIONE SPOILER. Anna esiste e ha subito il trauma della morte del figlio, ucciso dal padre violento. È confusa e problematica e continua a vedere sua figlio che in realtà non esiste più nel mondo reale. Tutti gli episodi in cui c'è suo figlio sono visioni della sua mente miste a ricordi, altre persone esistono facendo e dicendo cose deformate dalla mente di Anna (l'assistente sociale che in realtà è il portiere). Helge entra in sintonia con lei perché ha avuto un'infanzia simile e diventa spettatore del dramma che si sta svolgendo. Idea interessante è il fatto che mentre Anna vive la sua follia assiste davvero ad un omicidio (ascoltato tramite il babycall) ma non se ne rende conto (il tizio del furgone che carica un corpo è reale). Dopo questo fatto compare il secondo bambino veduto anche da Helge. Sfumatura paranormale, il bambino ucciso è un fantasma e tramite il disegno fa trovare ad Helge il suo corpo. Si potrebbe pensare che anche il figlio di Anna sia un fantasma,che si fa vedere però solo dalla madre.

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