25 maggio 2012

Margin Call. Numeri e soldi

Per la sua prima opera J. C. Chandor punta su un'opera corale e soprattutto economica. Margin Call affronta appunto l'argomento a cui tutti sono interessati nella vita quotidiana, ma che sul grande schermo poco affascina ed entusiasma: i soldi. Questi ultimi inseriti nella situazione odierna, non faranno altro che dare spazio ad un altro argomento correlato: la crisi economica.

Voto 5,5. Molte delle cose che ci girano intorno sono dei prodotti, che sono fonte di ricchezza e guadagno. Quasi tutte in questo periodo ci segnalano che c'è crisi.
Persino questo blog, nel suo piccolo fa marketing attraverso le varie pubblicità, vendendo informazioni più o meno attendibili di cinema e libri thriller.
Ma quanto guadagna un blog? Qual'è il blog che ha un maggior profitto? Qual'è l'argomento più redditizio?
Se Margin Call parlasse di blog, queste potrebbero essere le domande che porrebbe. L'unica risposta che ne verrebbe fuori, sarebbe quella di non investire in blog, in quanto credo non si possa neanche parlare di profitti; i guadagni non sarebbero "utili" neanche a coprire il costo di un mese di connessione internet, indispensabile per pubblicare poi i post.
Stesso discorso varrebbe per il cinema, luogo fisico e simbolico che ospita il film di Chandor. Considerando i vari siti di streaming, download, condivisione di file, etc., se volessimo fare una previsione sul futuro di questo prodotto, non sarebbe molto roseo.
A ben vedere in un periodo duro come questo, qualsiasi prodotto e qualsiasi azienda non attraversa un periodo sereno ed in crescita, a meno che, anche una sedia a Montecitorio non possa essere considerata un prodotto di marketing.

Margin Call in fondo parla di questo: della crisi economica che inevitabilmente riflette sulla vita degli uomini.
Il detto i soldi non fanno la felicità è stato già sfatato da tempo, con l'aggiunta: "figuriamoci senza".
I protagonisti di questo film, che lavorano in un'azienda che attraversa un periodo non facile, lo dimostrano chiaramente nei loro visi. Volti tirati, stanchi, scossi che non concedono neanche un sorriso allo spettatore. Vite private marginali e poco importanti, se non accompagnate da un portafoglio pieno.
Lo sconvolgimento delle sicurezze di questi eleganti manager di Wall Street avviene in una giornata, più o meno come il giorno in cui si passò avventurosamente dalla lira all'euro.

Eric Dale (Stanley Tucci) mentre è intento a lavorare al suo pc, nel suo bell'ufficio, situato in un palazzo con grandi vetrate, riceve un'indesiderata visita. Due donne della sua società gli comunicano infatti che quel posto in cui è seduto non gli appartiene più: è licenziato.
Dale ha però un segreto da comunicare alla sua ormai ex-società. Per farlo si serve del giovane rampante ed intelligente: Peter Sullivan (Zachary Quinto). Ad esso consegna, infatti, una preziosa chiavetta al cui interno ci sono stime e previsioni su un futuro non proprio idilliaco dell'azienda.
Peter, la sera stessa, decide di completare il lavoro di Eric Dale, osservando come il "terreno economico grazie al quale vive e sopravvive non è più tanto stabile".
Inizia così una serie di rapporti gerarchici, che hanno il fine di mettere insieme una riunione straordinaria. Ad essa parteciperanno in rigoroso ordine d'importanza nella piramide aziendale: John Tuld (Jeremy Irons); Sam Rogers (Kevin Spacey); Jared Cohen (Simon Baker) e Sarah Robertson (Demi Moore); Will Emerson (Paul Bettany).
Tra questi una nota va fatta su Demi Moore, la cui interpretazione ha preceduto il suo momento privato difficile. In Margin Call, la Moore ha un ruolo abbastanza marginale, reso ancora peggiore da un doppiaggio che gli aumenta ancor più l'età, naturalmente rispetto al suo ex toy-boy: Ashton Kutcher.

Le dinamiche di Margin Call saranno abbastanza univoche e rivolte esclusivamente verso il dio denaro. Il ritmo è buono, i dialoghi interessanti, ma il ritratto nel complesso è abbastanza cinico e poco cinematografico. Le domande più ricorrenti infatti sono quanto guadagna tizio, quanto caio, quanto costa quella casa, ovvero discorsi molto quotidiani e reali che si scontrano però con il mondo cinematografico dei sogni . 
La visione è prettamente economica e sociale, riuscendo a far colloquiare sullo stesso piano due soggetti gerarchicamente diversi, solo quando la crisi è reale e condivisa da tutti.
I rapporti interpersonali sono freddi, così come il luogo di lavoro presentatoci, e l'unico motivo per commuoversi sarà di fronte un malanno di un povero cane....

USCITA CINEMA: 18/05/2012
REGIA: J.C. Chandor
SCENEGGIATURA: J.C. Chandor
ATTORI: Kevin SpaceyPaul BettanyZachary QuintoSimon BakerJeremy IronsDemi MooreMary McDonnell,Aasif MandviStanley TucciAl SapienzaAshley WilliamsPenn Badgley

3 commenti:

  1. ma come 5,5?
    questo è uno dei film fondamentali per capire la nostra epoca!

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    1. Hai ragione il film tratta bene la nostra epoca economicamente disastrosa, tuttavia come prodotto cinematografico non mi ha entusiasmato, troppa economia e numeri nonostante abbia il diploma in ragioneria:)

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