31 gennaio 2012

L'arte di vincere.....gli Oscar?

Voto 7,5.  E' da poco uscito in Italia, il film: L'arte di vincere (Moneyball), di Bennett Miller (Truman Capote) con Brad Pitt. Al botteghino italiano, il film finora si è fatto notare davvero poco, classificandosi nella top 20, al quindicesimo posto, con un incasso totale di 102.790 euro. Da considerare comunque la "concorrenza sleale" di Benvenuti al Nord, al quale vengono assegnate molte più sale, per assecondare i gusti del pubblico italiano. Non c'è da sorprendersi, se L'arte di vincere, venga riproposto in un periodo cinematografico più tranquillo, come fu per Il discorso del re, Il cigno nero, o anche The Millionaire. In comune con questi ultimi film, Moneyball ha il fattore Oscar. Il film di Miller è infatti nominato a sei delle ambite statuette: Miglior film, Miglior attore protagonista - Brad Pitt,  miglior attore non protagonista - Jonah Hill; Miglior sceneggiatura originale; Miglior sceneggiatura non originale; Miglior montaggio.


Si tratta di un film drammatico, che ha per tema, anzi per sfondo il mondo del baseball.
Il pubblico nostrano, potrebbe difatto spaventarsi nel ritrovarsi di fronte uno sport a noi sconosciuto, e davvero poco trasmesso e praticato. Ma nessuna paura, il baseball è solo un pretesto per L'arte di vincere.
In realtà si tratta, sicuramente di un film sportivo, ma che ha radici più sociali e riguarda il mondo del lavoro e della vita in genere.
Premetto, che anche io di baseball non capisco una "mazza", ma è bastato paragonare questo sport al calcio, che il livello di difficoltà di comprensione si è azzerato.

Possiamo infatti assimilare la squadra protagonista: gli Oakland Athletics, ad una nostra squadra provinciale, esempio l'Udinese. Dopo un campionato, sfuggito all'ultima giornata, la società decide di smantellare la squadra, vendendo i suoi migliori giocatori e abbassando il monte ingaggi. Più o meno quello che avviene nelle piccole società, o anche nella prima parte de L'allenatore nel pallone.
La squadra è dunque da rifondare con giocatori meno costosi e meno conosciuti. Tale compito spetta a Billy Beane (Brad Pitt) uno scout, ex-giocatore di baseball che ha fallito sul campo.
I giocatori in giro non lo convincono più di tanto, perciò decide di avvalersi di Peter Brand (Jonah Hill) ed il suo metodo statistico. I giocatori vengono selezionati in base al potenziale mostrato dal pc, frutto di difficoltosi e difficili algoritmi. Ad allenarli c'è il poco moderno: Art Howe, interpretato dal poco presente Philip Seymour Hoffman, già presente nel precedente film di Miller.
Risultato finale: i due mettono insieme una squadra tutt'altro che convincente, con risultati iniziali alquanto deludenti.

Da questa prima descrizione del film, evince subito il classico scontro tra tecnologia vs. esperienza sul campo. Al contrario della maggior parte dei film, in questo caso, la spunta la tecnologia.
L'arte di vincere, come potrebbe far pensare il titolo, non ci racconta la classica storia della squadra di schiappe che grazie alla forza, caparbietà ed al cuore diventano dei campioni e vincono il campionato, cosa che accade sovente nei film sportivi. 
L'arte di vincere, dal punto di vista sportivo, ci racconta la difficoltà di creare un gruppo di persone capaci ad affrontare un determinato problema.
Riguarda il modo in cui la società, giudica e cataloga determinate persone per comportamenti precedenti, che ne segnano inevitabilmente la "pedina penale".
Sei grasso-ex giocatore; sei un pò strano-ex giocatore; sei un pò più in la con l'età-ex giocatore.
Questa società nello sport, sono i giornalisti. La loro voce echeggia nel film e commenta le vicessitudini dei protagonisti; esaltandone fino all'ultima giornata le imprese, bocciandone a fine campionato i metodi.
Altro aspetto di riflessione: il valore. Nel mondo dello sport ancor più che nel mondo della vita, il vero valore è quello economico. Non esiste romanticismo, passione (eccetto alcuni casi rari), ma tutto viene valutato in base ai dollari o all'euro.

A capo di questa squadra quasi perfetta c'è Billy Beane, un manager che agisce d'istinto, così come fece molti anni prima quando scelse lo sport alla carriera universitaria. Nel suo personaggio vengono riversati molti dei tick dei personaggi di sport, vedi esasperata scaramanzia, che lo costringe a non guardare nessuna partita della sua squadra. Della sua vita privata, sappiamo che è un uomo abbastanza solo, divorziato, ogni tanto esce con sua figlia. Ennessimo fallimento per Billy dunque.
Insieme a Peter Brand, forma una piccola squadra ben affiatata e che funziona, anche cinematograficamente. Il bello e il brutto, il muscoloso e il grassottello. 
Dopo le loro imprese sul campo da baseball, ora toccherà vedere se il grande gruppo de  L'arte di vincere, abbia trovato la giusta formula, per riuscire a Vincere qualche Oscar, nella speranza di non finire ancora una volta sul gradino meno comodo, e che regala soltanto grandi rimpianti....

USCITA CINEMA: 27/01/2012
REGIA: Bennett Miller
SCENEGGIATURA: Aaron Sorkin, Steven Zaillian
ATTORI: Brad Pitt, Jonah Hill, Philip Seymour Hoffman, Robin Wright, Chris Pratt, Brent Jennings, Tammy Blanchard, Jack McGee, Vyto Ruginis, Nick Searcy, Glenn Morshower, Kerris Dorsey, Arliss Howard

5 commenti:

  1. il film della settimana con uno straordinario Brad Pitt. un film che è stato distribuito in pochissime sale ma che meritava molte di più..ridurlo ad un film sportivo è una bestemmia perchè parla della società e la versione che da dello sport non è tecnicistica ma romantica..a differenza di quello che si pensa guardando alle statistiche sportive..ho scritto la recensione diversi giorni fa: http://letteraturaecinema.blogspot.com/2012/01/recensione-larte-di-vincere-2011.html

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  2. Il baseball è uno di quegli sport che più guardo e meno capisco.Però il film lo andrò perchè adoro il genere sportivo.E poi, Pitt, a prescindere dall'aspetto estetico ( che ovviamente non mi riguarda ) è davvero un bravo attore.

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  3. @Luigi87. Credo che nel caso vinca qualche Oscar, verrà distribuito postumo, come accadde negli esempi citati:) Il film è piaciuto abbastanza anche a me...

    @Blackswan. Anche io non capisco un granchè di baseball, ma per fortuna riguarda, dal punto di vista sportivo, l'aspetto manageriale e "passionale" dello sport; non soffermandosi in tecnicismi di genere:)

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  4. Ti ringrazio per il commento e ricambio il complimento: bel blog, continuerò a seguirti! Nel frattempo ti ho inserito nel mio "blogroll cinefilo". A presto :)

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  5. Ciao Elia e benvenuto, ti ho inserito anch'io tra i miei blog consigliati;)

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