4 marzo 2011

Corti Pixar

John Lasseter nel 1986 da vita a uno dei primi corti storici della Pixar: Luxo jr. L’idea fu presa da delle lampade reali della Luxo, gloriosa multinazionale dell’illuminazione svedese, che Lasseter aveva sulla sua scrivania.
 La realizzazione di oggetti metallici in 3D era più semplice a quei tempi rispetto a esseri umani o animali. Le due lampade del corto furono rese antropomorfe, quasi umane, sembrava che gli mancasse solo la parola. Si muovevano e si comportavano, anche psicologicamente, come due esseri umani, mostrando i loro sentimenti e la loro volontà. La storia era abbastanza semplice e aveva per protagonisti, appunto, due lampade, genitore e figlio. Quest’ultimo nelle prime scene appare molto divertito, entusiasta nel giocare con una palla, infatti salta, rotola, si dimena. Il genitore lo osserva compiaciuto. Luxo jr. però nel giocare schiaccia la palla, diventa triste, osserva il genitore per capire cosa sia successo, addirittura esce fuori dalla scena. La tristezza va subito via al suo rientro, quando a fargli compagnia c’è una palla ancora più grossa.
La piccola lampada è comunque sempre nel cuore della Pixar, infatti, fa parte del logo ufficiale della casa californiana, sostituisce I di Pixar. Prima di ogni film o corto Pixar, ci appare il piccolo Luxo che saltellando prende appunto il posto della I.

Dopo Luxo jr., la presenza di John Lasseter al SIGGRAPH diviene sempre più un appuntamento fisso, nel quale l’animatore può mostrare le sue nuove opere e i progressi tecnologici che la Pixar stava facendo in quegli anni. Nel 1987, il corto presentato: Red’s dream ha ancora per protagonista un oggetto: un monociclo. Quest’ultimo, abbandonato nell’angolo di un negozio, sogna di lavorare come giocoliere in un circo, “rubando” il posto al pagliaccio suo padrone (da considerarsi come primo personaggio umano della Pixar, in quanto Andrè è più robot che essere umano).

L’anno successivo è la volta di Tin Toy, che regala alla Pixar il suo primo Oscar artistico. Il protagonista, ancora una volta un oggetto, in particolare un giocattolo di latta, è alle prese con un bambino (ancora rigido nei movimenti) dispettoso e prepotente.

Del 1989 è Knick Knack, che ha per protagonista un pupazzo di neve intrappolato nella sua semisfera innevata, attratto però dalla bellezza di una bambola di Miami. Per raggiungere quest’ultima, farà di tutto pur di riuscire a venire fuori dalla sua sfera, creando delle gag comiche.

Questa prima fase di cortometraggi della Pixar che va dal 1986 al 1989, ha delle caratteristiche ben precise. Intanto tutti è quattro i corti sono realizzati da John Lasseter, tutti hanno per protagonisti oggetti, i quali sono un po’ tutti malinconici, maltrattati, dimenticati.
Dopo di questi la Pixar non produrrà un cortometraggio per circa otto anni. In tutto questo tempo la casa californiana si dedicherà a realizzare lungometraggi ed a sviluppi tecnologici. Tra le innovazioni tecniche spicca un software realizzato nel 1989: RenderMan.

La Pixar comincia di nuovo a produrre corti dal 1997 e questo nuovo blocco che arriva sino al 2005 è caratterizzato da un’inversione di marcia; i personaggi realizzati non sono più oggetti ma animali o persone, dall’aspetto anche molto realistico, grazie all’utilizzo di questi nuovi software. Tutti i corti, inoltre, sono realizzati da registi diversi rispetto a John Lasseter.
Il corto del 1997, che inaugura questa nuova fase Pixar è Geri’s Game, che ha per protagonista un simpatico vecchietto che gioca a scacchi contro se stesso. Il corto vince un Oscar e un Annie, facendo vedere gli imponenti passi avanti realizzati dalla tecnica 3D.
Nel 2000 è la volta di For the Birds, in cui gli animatori Pixar, e in particolare Ralph Eggleston, si cimentano nell’animazione di uccelli. Il corto vince l’Oscar, il terzo per la Pixar, mostrando ancora una volta progressi tecnici.
Tre anni dopo con Boundin si insiste ancora nell’animazione di animali, questa volta protagonista è una pecora e la sua pelliccia. La storia dal punto di vista narrativo non è all’altezza degli altri corti Pixar, mancando di gag comiche e situazioni divertenti. Tuttavia dal punto di vista tematico, insegna la morale di non badare troppo alle apparenze e fare quello che si vuole.

Molto divertente è il corto del 2005: One Man Band, che ritorna ad avere per protagonisti gli uomini. In particolare una ragazzina e due folli suonatori, che suscitano abbastanza ilarità nello sfidarsi per conquistare l’unica monetina della bimba. Dal punto di vista tecnico ormai la Pixar non ha più niente da imparare anche nella realizzazione di personaggi umani che anche nelle movenze, oltre che nell’aspetto fisico, sembrano molto realistici. 


Ultimo corto Pixar, e piccolo capitolo a parte, è Lifted, che ha per protagonista un personaggio tutto nuovo: un alieno. Quest’ultimo corto, ricorda un po’ Luxo jr., il piccolo alieno, infatti, è alle prese con suo padre, e gioca con un essere umano.
I due blocchi di corti pur essendo diversi nella regia e nella struttura di base dei personaggi presentano, tuttavia, degli elementi in comune. Quasi tutti, eccetto Boundin, non utilizzano parole ma solo musica e suoni, mettono in scena azioni realistiche (eccetto qui Knick Knack) e rispettano le tre unità di tempo, luogo e azione (tranne in Red’s Dream, che si sposta nel sogno in un altro luogo, Boundin che opera un’ellisse temporale mostrando il passare delle stagioni, e Lifted che mostra due luoghi differenti, la casa del ragazzo e la navicella spaziale).

2 commenti:

  1. La Pixar è una vera fucina di genialità.
    I loro corti sono davvero una continua sorpresa.
    One man band grandissimo, anche se il mio preferito resta quello del Lepronte.

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  2. Io preferisco Knick Knack ma anche One Man Band è davvero molto bello:)

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