1 marzo 2018

News: Il caso Kellan di Franco Vanni

Franco Vanni inventa un linguaggio affabile, morbido, insinuante che fa sentire uno scarto rispetto alla narrativa di genere, mette a fuoco un protagonista sensibile all’alcol e alle donne e lo circonda di comprimari memorabili, rivelando un vivo gusto del ritratto, della psicologia, dell’introspezione.

«Da lettore appassionato di gialli, volevo che il testo rispettasse tutte le regole di genere. Sulla base rigorosa dello schema del giallo, ho poi messo in scena molto della città che conosco. Dalle indagini coordinate a Palazzo di Giustizia (di cui mi occupo ogni giorno come giornalista) alla gioventù annoiata delle scuole del centro. Dalla vita di redazione in un giornale, alle notti in discoteca che non finiscono mai.»

Steno Molteni, giornalista di ventisei anni, scrive per il settimanale di cronaca nera «La Notte». Vive a Milano nella stanza 301 dell’Albergo Villa Garibaldi, dove la sera lavora come barista. Guida una vecchia Maserati. L’amico Scimmia, poliziotto alla Squadra Mobile, gli fa sapere che Kellan Armstrong, figlio diciannovenne del console americano, è stato ucciso in circostanze misteriose. La scena del delitto è quella dell’ambiente gay. Steno indaga e si mette sulle tracce degli Spazzini, banda di giovani omofobici che «vogliono fare pulizia» aggredendo gli omosessuali sorpresi nei luoghi deputati agli incontri casuali. Chi ha ucciso Kellan? Perché intorno alla sua morte si accumula un ingombrante silenzio? Steno e Scimmia si muovono parallelamente al padre di Kellan e all’amico Han, un cuoco vietnamita che lavora per la Cia: due piste, due bisogni di verità. Sullo sfondo, una Milano invernale, e una grande nevicata che sembra coprire tutto: prove, percorsi, pensieri. C’è anche la Milano dei salotti, del benessere e delle apparenze da salvare. Nella sua ricerca, Steno vive il dramma di ogni giornalista: la differenza fra la verità dei fatti, che spesso si riesce solo a intuire, e la verità che invece si è in grado di raccontare. Franco Vanni inventa un linguaggio affabile, morbido, insinuante che fa sentire uno scarto rispetto alla narrativa di genere, mette a fuoco un protagonista sensibile all’alcol e alle donne e lo circonda di comprimari memorabili, rivelando un vivo gusto del ritratto, della psicologia, dell’introspezione.

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