23 giugno 2017

Una cosa fra noi - Fabio Pasquale

Fabio Pasquale l'avevamo già conosciuto su questo blog per Il lavoro della polvere, breve romanzo del 2014 edito da Zona.
Lo ritroviamo tre anni dopo con Editori I buoni cugini nella collana Almeno un morto.
Ancora una volta l'autore punta su un romanzo non lunghissimo, di sole 100 pagine circa in cui a trionfare sono la perfidia umana, la bramosia e voglia di ricchezza.
Il romanzo si apre con un sequestro, vittima è Mario un uomo qualunque che si trova nelle mani di uno "psicopatico", almeno questo è il primo colpo d'occhio.
Il romanzo si evolve, naturalmente non posso accennarvi molto data anche la brevità. Le carte in tavola cambiano, così come i punti di vista.
Non c'è un protagonista principale in Una cosa fra noi, piuttosto un passaggio del testimone in cui diventa difficile distinguere il buono dal marcio.

Lo scrittore affronta ancora il delicato problema lavoro, il quale è strettamente collegato con la vita sociale. Se manca il primo l'uomo non è degno di vivere una vita "normale".
Una riflessione dunque pessimistica per un romanzo che si legge davvero velocemente, in cui non ci si annoia e si alternano diversi colpi di scena.

TRAMA: Pagine 104  - Collana "Almeno un morto"
Cosa è peggio della morte? Uccidere e sentirsi in colpa. Se pensi di farcela, e dopo ti accorgi di aver sopravvalutato la capacità di dimenticare, allora sei vicino alla fine. Erano amici, erano giovani e senza scrupoli. Davanti a loro avevano una strada in discesa, un posto garantito nel mondo della finanza. Tutto sembrava dovuto, i soldi facili un dettaglio, poi sono stati fottuti. È successo velocemente, troppo velocemente, e hanno perso l'unica cosa che conta davvero: la credibilità. La punizione progettata dopo mesi di appostamenti doveva apparire come un gesto simbolico, invece si è trasformata in una tragedia: un omicidio, per essere precisi. C'è una sola via di fuga: affidare la propria confessione a un perfetto estraneo, scelto a caso dal destino e tenuto in ostaggio per qualche ora. Ma ciò non sarà sufficiente: la voce della vendetta con il passare del tempo assume autorevolezza, diventa insistente, pragmatica. Diventa improrogabile.

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