27 maggio 2016

Sarah, un libro di J. T. Leroy

Jeremiah "Terminator" Leroy (31 ottobre 1980) è uno scrittore statunitense. Di lui si sa davvero poco. Le informazioni sul suo conto le si possono desumere dalle sue opere - tutte a carattere autobiografico - e dalle informazioni rilasciate dalla sua casa editrice. Dal 2000 a oggi ha pubblicato tre romanzi e un racconto lungo: “Sarah” (id. 1999), “Ingannevole è il cuore più di ogni cosa” (The Heart Is Deceitful Above All Things, 2000), “La fine di Harold” (Harold’s End 2005) e “Labour” (2007), ancora inedito in Italia.


Prima di immergerci nel triste mondo malato descritto da Leroy, penso sia meglio riportare quel poco che si sa della sua vita. Jeremiah nasce nel virginia occidentale. Sua madre Sarah, al momento del parto, aveva solo quindici anni. Sarah cerca di abortire, ma il padre – un fanatico religioso – glielo impedisce. Il bambino nasce e viene dato in adozione. Tutto va bene per un po’, vale a dire finché Sarah non diventa maggiorenne. Dopo una causa intentata e vinta nei confronti della famiglia adottiva, Sarah riesce a riprendersi il bambino. Jeremiah viene trascinato dalla madre in un mondo iper-violento, fatto di droga, prostituzione, abusi eccetera. L’abbandono è all’ordine del giorno e, per un po’, Leroy sta con i nonni. Che però sono fanatici religiosi di quelli tosti, quindi anche lì subisce tutta una serie di abusi (vi dirò solo: “Cloro & Candeggina”).
A tredici anni, Jeremiah è già un tossicodipendente. Abbandonato definitivamente dalla madre, viene preso sotto la “protezione” di una coppia di musicisti falliti: Laura Albert e Geoffrey Knoop. I due conducono il giovane in un consultorio per ragazzi disagiati, l'Adolescent Inpatient Psychiatric Program del McAuley Institute di San Francisco. Lì viene preso in cura dallo psicoterapeuta Terrance Owens. Owens gli ha chiesto di mettere su carta le proprie esperienze di vita. Grazie a Owens e a Dennis Cooper – noto scrittore di romanzi scandalistici - inizia la carriera letteraria di Leroy.
Dopo qualche racconto (su cui non mi è stato possibile mettere le mani) pubblicato con lo pseudonimo di “Terminator”, esce nel 1999 il primo romanzo di Leroy: Sarah. All’epoca le informazioni su di lui erano meno della metà di quelle che ho riportato e la sua figura era avvolta in un alone di mistero. Il successo fu mondiale.

Voto 8. Il libro è dedicato al Dottor Owens, a Sarah e a Dennis. La prosa è asciutta, dolorosamente concentrata sul presente.
Ecco la trama: Jeremiah vive assieme alla madre Sarah. Entrambi si prostituiscono per Glad, che possiede la tavola calda “Le Colombe”. Curiosamente, guadagna più Jeremiah travestendosi da donna e facendosi chiamare “Cherry Vanilla” che sua madre. Jeremiah ama quello che fa e nutre una profonda ammirazione per Glad. Le cose iniziano ad andare male quando Jeremiah e Sarah litigano. Lei se ne va e lui inizia a “lavorare” per il malvagio Le Loup, che trasforma Jeremiah in una santa, un’oggetto di venerazione per i camionisti di passaggio. La storia prosegue con la fuga del ragazzino e la perdita della sua innocenza. Almeno, per come la vede lui.
Steven King, nella prefazione della sua antologia “A volte ritornano” (Night Shift, 1978), ha scritto (parafraso) che “leggiamo racconti dell’orrore per non pensare all’orrore vero: quello che ci circonda”. Ha ragione: ci risulta molto più facile guardare un film di Zombie piuttosto che un documentario. Sotto questo punto di vista, Leroy ha elaborato un romanzo che fa davvero paura, perché parla delle cose orrende di questo mondo. Anche se il mondo di “Sarah” e il nostro hanno poco a che fare l’uno con l’altro. In “Sarah” il mondo sono lunghe strade asfaltate in mezzo ai boschi, stazioni di servizio e camionisti crossdresser.
Colpo di scena. Il 9 gennaio 2006, sul New York Times, appare un articolo il cui titolo era più o meno questo: JT Leroy non esiste! L’autore – o meglio, l’autrice – dei vari romanzi è Laura Albert, la stessa Laura Albert che assieme al compagno avrebbe salvato Leroy.

Ecco come sono andate le cose. Laura Albert era una trentenne madre di famiglia con un paio di buone idee in mano (sulle “buone idee” torno dopo). La Albert temeva di non essere presa sul serio da Dennis Cooper, quindi, suppongo, si mise a riflettere su cosa poteva fare per ovviare al problema. La gente ama la tragedia. Questo è un dato di fatto. Conscia di questo, la Albert decise che il protagonista dei suoi racconti avrebbe fatto più effetto se fosse stato vero… o se tutti quanti lo avessero creduto tale. Jeremiah aveva tutto: una storia drammatica, una prosa abbastanza sciolta, una storia che non poteva non funzionare. Mancava solo una cosa: un corpo. In tutti i libri, “Jeremiah” si descrive come molto femminile. Quindi fu una donna ad interpretare il personaggio: Savannah Knoop, la sorellastra del suo compagno.
La “buona idea” della Albert è, appunto, buona… ma non è originale. Altre persone hanno avuto quest’illuminazione prima di lei. Primo tra tutti, il regista francese Louis Malle. Vi chiederete in “Cosa c’entrano un regista francese tangente alla Nouvelle Vague e una scrittrice scandalistica di Brooklyn?”. C’entrano eccome.
Le persone credono che scrivere una storia violenta, sconvolgente, immorale sia semplice. Niente di più sbagliato. I risultati sono spesso scontati e moralistici. “Sarah” parla di prostituzione minorile. Non è il primo libro che lo fa e non sarà neppure l’ultimo. Quello che lo rende unico, però, è il modo in cui ne parla. Come se fosse normale. Un conto è parlare di un mondo come il nostro, in cui i personaggi sanno cosa sia morale e cosa no, un altro è creare un mondo in cui, semplicemente, quella regola morale non esiste. Ecco cosa accomuna Malle alla Albert. “Pretty Baby” (id. 1978) si basa sullo stesso principio. In un mondo senza la “regola morale” di cui vogliamo parlare, i protagonisti non conoscono la differenza tra il cosiddetto bene e male. Quindi sono i protagonisti stessi che vanno a cercare l’immorale. In “Pretty Baby” la piccola protagonista non ha coscienza di cosa sia morale e cosa no. Neppure il mondo che la circonda. Per questo tutto quello che fa lo fa con innocenza. Ed è questo che lascia il segno, che fa star male il pubblico.

NOTA DI CHIUSURA:
Il 22 giugno 2007, i giudici di Manhattan hanno condannato per frode Laura Albert, che ha infranto la legge firmando col suo pseudonimo un contratto con un la Antidote International Films per i diritti di “Sarah”. Una multa di 116.500 dollari. Il film avrebbe dovuto dirigerlo Gus Van Sant – che non si lascia scappare l’occasione di riprendere qualcuno di carino.

Un notevole film sul libro successivo della Albert è stato realizzato. “Ingannevole è il cuore più di ogni cosa” (The Heart Is Deceitful Above All Things, 2004), di Asia Argento. Ma di questo parlerò nella parte due.
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Oscar Francioso

2 commenti:

  1. Al di là della "truffa" di Laura Albert, o più che altro della geniale operazione di marketing, il libro è decisamente valido e anche a me è piaciuto parecchio.

    P.S. Nico, ma Oscar Francioso esiste per davvero, oppure anche tu hai inventato un personaggio dietro al quale celarti? ;)

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    1. Ahah no no anzi è un piemontese come te, però l'idea del personaggio non è male :D

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