2 marzo 2016

Intervista a Federico Inverni

Sono davvero lieto di ospitare oggi sul mio blog Federico Inverni, volto nuovo della casa editrice Corbaccio che esordisce con Il prigioniero della notte, thriller psicologico suggestivo.
Prima di passare all’analisi del romanzo e dei personaggi, vorrei chiederle la scelta dell’uso di uno pseudonimo e dell’innovativo Booktrailer.

F.I.: Grazie a voi per aver pensato di ospitarmi! Ho scelto uno pseudonimo per due motivi, il primo di natura personale e il secondo invece legato alla convinzione che il romanzo possa e debba trovare i suoi lettori con le proprie forze, senza l’ingombro dell’autore. Lascio più che volentieri la scena ad Anna e Lucas, insomma. Il booktrailer è in realtà un piccolo divertissement, un modo di comunicare che ho voluto arricchire di piccoli enigmi e indizi.


Piccola curiosità: che significato hanno i numeri posti sotto le varie scritte all’interno del booktrailer?

F.I: Eh, la sfida sta proprio in questo, no? :-) Nel video sono contenuti almeno due ordini diversi di enigmi, uno piuttosto semplice che porta a un indizio fondamentale riguardante il romanzo e un altro, oggettivamente più difficile, che rivela qualcosa di diverso.



Come ho potuto leggere dall’interessante nota di chiusura, Il prigioniero della notte nasce da specifiche ricerche psichiche. Quanto tempo ci hai messo a realizzarlo?

F.I: L’ho scritto nel corso delle vacanze estive di tre anni fa, se non ricordo male. La scrittura ha richiesto tre settimane e poco più. L’ho pensato per almeno un anno, però.



Il punto forte del romanzo sono i due protagonisti principali. Come nascono e se diventassero personaggi cinematografici quali attori vedresti bene nei loro panni?

F.I: Lucas è nato subito, è il perno del romanzo, la sua mente è stata la primissima sfida che ho posto a me stesso. Anna invece è stata una sorpresa. A un certo punto della scrittura mi sono reso conto di avere bisogno di un contraltare per Lucas, e ho pensato che dovesse essere in terza persona… Poi invece Anna ha iniziato a parlare con una sua voce, si è imposta quasi con rabbia alla mia attenzione e non ho potuto far altro che ascoltarla.


La cosa che più mi ha colpito del romanzo è stato lo “stravolgimento” delle situazioni. Partiamo da un cecchino impazzito per poi ritrovarci a cacciare un serial killer. Quanto si è divertito a mescolare le carte e a confondere positivamente il lettore?

F.I: Tantissimo! Devo anche dire che benché conoscessi alla perfezione l’inizio e il finalissimo di questa storia, molto dello svolgimento interno e soprattutto il pre-finale e il finale sono nati in corso d’opera, sorprendendo anche me.


Nel romanzo si respira un senso di morte ma anche rinascita. Come è riuscito ad inserire questi temi all’interno del suo romanzo?

F.I: È la dicotomia che caratterizza in modo radicale Lucas, in modo forse meno radicale ma di certo altrettanto netto Anna, è lo specchio in cui si riflettono molti dei personaggi secondari, è il canto bitonale con cui tutti quanti, nel libro, devono fare i conti.


Nel complesso mi è sembrato un thriller molto americano. Ci sono scrittori di riferimento?

F.I: Tantissimi, non tutti americani peraltro. Sono cresciuto amando più Topolino che Paperino, perché il primo faceva il detective. E del secondo ho amato soprattutto l’incarnazione in Paperinik. Ho bevuto il tè con miss Marple e mi sono impomatato i baffi, ancor prima di averli, alla stregua di Poirot. Ho visitato Londra in ogni angolo grazie a Sherlock Holmes e a Watson. La mia città preferita degli Stati Uniti, ovviamente, è Castle Rock…


In chiusura, sentiremo ancora parlare di Anna e Lucas? Noi lettori lo speriamo vivamente…

F.I: Posso soltanto dire che io li sento ancora parlare, e che quello che mi raccontano mi sorprende e inquieta…

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