27 luglio 2015

It Follows

Voto 7,5. Quando un film horror viene dichiarato capolavoro dell'anno è molto probabile che i distributori italiani non lo prendano in considerazione.
E' capitato con Babadook, distribuito in sala con colpevole ritardo. Capiterà con It Follows di David Robert Mithcell, nuovo cult nella blogosfera già da un po' di tempo.
I due film sopra citati oltre ad avere in comune il ritardo nell'apparizione nei cinema italiani, sono simili nel modo in cui sobriamente infondono paura.
Non si tratta di horror faciloni con mostri, né di splatter tutto sangue e niente trama. Questo nuovo filone di pellicole infonde paura in maniera "delicata" ma per tutta la durata della pellicola.
Dopo aver visto It Follows, non potremo non sentirci seguiti e/o osservati da qualcuno alle nostre spalle.

Il film di Mithcell racconta la storia di Jay diciannovenne che, dopo un rapporto sessuale con un conoscente, verrà inseguita da strane figure seguite di bianco.
Hugh (questo il nome del partner occasionale di Jay) spiegherà alla ragazza che si tratta di una specie di maledizione scaricabile tramite rapporto sessuale. Rapporti sempre più semplici in questa nuova era.
L'alone dell'HIV appare nell'ombra, ed il male trasmesso sessualmente sarà uno dei temi impliciti del film. 
Aleggia naturalmente il tema della sanità mentale, in quanto i "follower" sono figure visibili solo al possessore della maledizione, in questo caso Jay.
Soprattutto si avverte un senso di insicurezza e di perdita di libertà e naturalezza. Quando la paura ti invade la vita, diventa impossibile pensare con naturalezza e serenità, essendo costretti ad osservarsi le spalle continuamente.
Ottime le atmosfere, le musiche e la regia che trasmettono continuamente un senso di pericolo ed incertezza. Il nemico aleggia sempre dietro l'angolo e con passo celato ci raggiunge sempre alle spalle.
Un tema simile venne affrontato anni fa nel film Il tocco del male con Denzel Washinghton, in quel caso l'operazione appariva posticcia e peggio amalgamata di questo It Follows, un horror di cui (forse) presto sentiremo parlare in Italia...

  • DATA USCITA
  • GENERE: Horror
  • ANNO: 2014
  • REGIA: David Robert Mitchell
  • SCENEGGIATURA: David Robert Mitchell
  • ATTORI: Maika MonroeKeir GilchristJake Weary,Daniel ZovattoOlivia LuccardiLili Sepe

14 commenti:

  1. Sono tra quelli che nei confronti di questo film hanno storto il naso (Babadook al contrario l'ho trovato un capolavoro). Confezione ottima, idea di base buona, prima scena fantastica, il resto il vuoto assoluto. E non mi ha spaventata. Ma forse ho l'età sbagliata per percepirlo come dovrebbe.

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    1. A me ha incusso un leggero terrore, poi esteticamente molto ben fatto...

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    2. Ma da quando un horror deve spaventare per forza? E' come dire che un action ha poche esplosioni: "eh ma non mi ha gasato abbastanza, poche cose che esplodono".
      Molto riuscito secondo me, poi il fatto che non si sappia praticamente niente di questa entità dovrebbe rendere il tutto più spaventoso e mistico..meglio quindi che non ci sia una spiegazione dietro che non fa altro che accentuare la paura verso una cosa inconoscibile.

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  2. Come Beatrix, non l'ho apprezzato. Anzi, l'ho proprio odiato.
    Inclassificabile e tronfio: potevo farne a meno.

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    1. Meno male che avevo detto apprezzato da tutta la blogosfera :P

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  3. Un nuovo cultone assoluto!
    E per me vince nettamenta la sfida col Babadook.

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    1. Per me sono alla pari, 7,5 vs 7+...

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  4. Molto bello, soprattutto formalmente, ma non mi ha "toccata" quanto avrei creduto...

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    1. Io mi guardo ancora dietro per vedere se qualcuno mi followa :P

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  5. Concordo con Beatrix e Ink.
    Tolta la forma, non mi ha convinto per nulla.

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    1. Diciamo che ho toppato nella prima fase allora :P ha convinto meno di quanto pensassi

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  6. Quesco ancora mi manca ma visto il polverone che sta creano dovrò recuperarlo assolutamente!

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    1. Una visione la merita senza dubbio ;)

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  7. Bello, non c'è che dire. Inquietante e malinconico : mi ha lasciato un sottile disagio. Inoltre, secondo me, pone domande non banali sulla difficoltà del passaggio all'età adulta e sul rapporto con il sesso e le scelte con cui confrontarsi per emanciparsi. Bravo Keir Gilchrist.

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