26 giugno 2015

News: Pessima mossa, Maestro Petrosi di Paolo Fiorelli

Una calda mattina di giugno a Urbavia, amabile cittadina del Centro Italia che vanta una splendida basilica cinquecentesca e una impareggiabile ricetta a base di cinghiale. L’attenzione è tutta per le battute finali del torneo di scacchi organizzato dalla locale Confraternita Scacchistica. Il Grande Maestro Achille Petrosi ha già fatto la sua mossa e sta aspettando irrequieto quella dell’avversario, che a dire il vero non si è ancora presentato. Quale imprevisto può aver trattenuto il Conte, uno dei favoriti alla vittoria? La risposta arriva poco dopo, quando l’uomo viene trovato senza vita nella sua villa, ucciso a coltellate.
Turbato dalla morte del collega, e sospettato lui stesso del delitto, Petrosi decide di indagare sull’accaduto con le poche armi che possiede: una spiccata propensione al pensiero logico, una grande curiosità e una conoscenza profonda del proprio piccolo mondo. Lo aiutano Alexandra, una studentessa russa che fa la badante ma sogna di diventare campionessa, il sanguigno collega albanese Daxa, una mamma «generalessa» e molti, molti altri... D’altronde, ogni partita di scacchi non è forse un romanzo giallo in cui un Re viene assassinato, e bisogna capire come?
Per prima cosa, l’improvvisato detective passa al setaccio i soci della Confraternita, sui quali sa di esercitare un forte ascendente: in fin dei conti è un Grande Maestro, riverito da tutti in quel piccolo mondo che ha leggi e tradizioni solo sue. Salta fuori che il Conte aveva una relazione segreta con un altro giovane socio, Righetti, detto lo Scemo; che stava meditando un nuovo, clamoroso acquisto per le sue collezioni d’arte; che forse era finito tra le grinfie di una banda di strozzini. E saltano fuori persino due «fantasmi»: quello di Alexander Alechin, mitico campione russo del secolo scorso, e addirittura quello di Stalin…
Proprio quando il quadro sembra assumere un qualche senso, la polizia individua l’assassino, e chiude la pratica. Ma non per Achille. No, qualcosa nella versione ufficiale dei fatti non torna…
Le indagini porteranno il Grande Maestro fino in Francia, dove, tra una visita al figlio della vittima e una ricerca sui trafficanti d’arte di Nizza, parteciperà (bisogna pur guadagnarsi da vivere) al Gran torneo internazionale di Cannes. Qui lo attende la partita della vita con il suo più formidabile avversario, che l'ha inchiodato a una scommessa micidiale: se non riesce a batterlo, Petrosi dovrà ritirarsi per sempre…
Sperling & Kupfer
pagg. 324 euro 17,90

BIO DELL'AUTORE 

Paolo Fiorelli è nato a Milano nel 1971, ma è cresciuto nelle Marche, tra Pesaro e Urbino. Ha tre grandi passioni: i libri, gli scacchi e il cinema. Di quest'ultimo scrive ogni settimana per il giornale «Tv Sorrisi e Canzoni».

SEI DOMANDE ALL'AUTORE


Si fa presto a dire «giallo». Questo che tipo di romanzo giallo è?
«Lo definirei un giallo giocoso. Del resto è incentrato su un gioco! Ci sono tocchi di commedia, insomma. E la soluzione dell'intrico sfiora il paradosso. Ma qui mi fermo, ho già detto troppo».

Come è nato il personaggio di Achille Petrosi, campione di scacchi e detective dilettante?
«Direi per generazione spontanea: poiché amo sia i gialli sia gli scacchi, era inevitabile. In realtà le affinità tra un detective e un giocatore di scacchi sono così tante, che mi sorprende nessuno abbia creato questo personaggio prima di me. Ad accomunare le due figure è la sete di conoscenza, il bisogno di risolvere un mistero, la voglia di ricondurre il Caos a una nascosta Verità. Del resto, come ho anche scritto nel libro, ogni partita di scacchi non è forse un romanzo giallo in cui un Re viene assassinato, e bisogna capire come?
Se poi vogliamo entrare più nello specifico della personalità di Petrosi, potrei dire scherzando che gli ingredienti sono grosso modo questi: un po' di me, di mio padre e dell'amico e giocatore A., con abbondanti tracce di Tigran Petrosian (storico campione del mondo degli Anni 60), Bud Spencer e Paolo Conte...

Il migliore amico di Petrosi è Daxa, un maestro albanese arrivato fortunosamente in Italia, e ora ben integrato. Un inchino al «politicamente corretto»?
«No, uno spunto preso dal vero. Tornei e circoli sono pieni di ragazzi dell'Est che, forti della tradizione dei loro Paesi, spesso ci «massacrano» a scacchi. Mi colpiva il contrasto tra l'ammirazione che li circonda nei circoli, e i pregiudizi che devono affrontare appena mettono il piede fuori... Il personaggio di Daxa è nato così».

Perché gli scacchi riescono sempre a interessare i lettori?
«Gli scacchi hanno una forza simbolica e un fascino letterario enormi. Ne hanno scritto autori come Zweig, Nabokov, Pontiggia, Maurensig… Potrei quasi dire che il romanzo a tema scacchistico è un piccolo genere in sé.
C’è persino un recente romanzo («Storia parziale delle cause perse» di Jennifer Dubois, Mondadori) dove è evidente il valore “mitico” che viene attribuito al giocatore di scacchi: la protagonista ne cerca uno per chiedergli, nientemeno, che cosa fare della propria vita!
Ovviamente l’aspetto simbolico è imprescindibile dal fascino degli scacchi, e nel mio romanzo è ben presente. Ma devo confessare che troppo spesso si intuisce che chi ha scritto questi libri non conosce davvero gli scacchi. Pochi, per esempio, sanno restituire la logica o i pensieri di un giocatore nella vita reale o durante un torneo. Ed è un peccato, perché sono molto affascinanti. Quello degli scacchi è un mondo misterioso, una specie di setta che i suoi affiliati difendono gelosamente. Un microcosmo con regole, tradizioni, valori tutti suoi. E io ho cercato di ricrearli fedelmente».

Perché ha chiamato i capitoli «mosse»?
Il sottinteso è che il libro stesso è costruito come una partita. È come se dicessi a chi legge: gioca una partita con me. Se osservi bene le mie mosse potrai trovare i pezzi del puzzle, cioè gli indizi che ho seminato in ogni capitolo, e alla fine risolverlo. E quindi vincere la partita».

Ma lei gioca a scacchi? E quanto è forte?
«Sono un giocatore di categoria “Seconda Nazionale”. Diciamo che sono abbastanza forte da avere anch'io un punteggio internazionale e da poter partecipare a veri tornei agonistici: ma le mie soddisfazioni si fermano qui. Addirittura mi capita di affrontare anche dei Maestri. Con i quali, naturalmente, perdo sempre».   

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