9 aprile 2014

Intervista a Riccardo Bruni

Oggi ho l’onore di ospitare su 50/50 Thriller, Riccardo Bruni giornalista per La nazione ed autore di Zona d’ombra, romanzo noir.

Com’è stato il passaggio dal mondo del giornalista a quello dello scrittore?

R. In realtà non sono due mondi così distanti, si tratta sempre di assecondare quell’urgenza di raccontare qualcosa che per te è importante. È vero che in un caso si tratta di fatti realmente accaduti mentre nell’altro si tratta di invenzioni, ma nel momento in cui racconti una storia sei tu per primo a doverla sentire vera e ad aver ben chiaro in mente il motivo per cui pensi che possa riguardare chi la leggerà. Elemento questo che vale sia per la cronaca sia per la narrativa.

D. Com’è nata l’esigenza di raccontare questa storia?
R. Credo che in un certo senso sia stata l’esigenza di isolare un virus per formare degli anticorpi. Se fai il giornalista vuol dire che consideri l’informazione come il fondamento di una partecipazione democratica consapevole e in senso più vasto della democrazia stessa, mentre una zona d’ombra ha esattamente il fine opposto: negare una verità dietro una versione di comodo il cui scopo è creare consenso attorno a decisioni prese altrove. È il teorema della post democrazia, per dirla alla Crouch. Valeva la pena farne il tema di un romanzo e raccontarlo. 

D. Il tuo romanzo narra di una zona d’ombra, ovvero un caso d’interesse pubblico nascosto appositamente. Quanto hai attinto dalla realtà?
R. Il rapporto tra finzione e realtà in un romanzo di questo tipo si sviluppa attraverso uno scambio continuo in cui il confine diventa invisibile. In questo caso si è trattato di creare connessioni tra fatti di cronaca sui quali non è mai stato possibile conoscere la verità, sui quali non è mai stato possibile andare oltre l’”io so ma non ho le prove” di Pasolini. Ed è davvero straordinario come per certe cose fosse già tutto lì: bastava solo trovare l'ordine giusto in cui disporre i pezzi e il racconto prendeva forma. 

D. C’è una piccola zona d’ombra che puoi rivelarci?
R. Durante la stesura del filone "storico" non riuscivo a smettere di ascoltare Atom Heart Mother dei Pink Floyd, che considero la colonna sonora del libro (insieme agli altri brani che ho citato qua e là). Alla fine non ho resistito e l'ho inserito nella scena finale.

D. Il protagonista: Fabrizio Baraldi, è un giornalista. Ti rivedi in lui?
R. Inutile negare che sia nella costruzione del personaggio sia nell'allestimento dello senario in cui si muove ho attinto a piene mani dalle mie esperienze personali affinché il tutto suonasse come autentico. Baraldi, però, è sicuramente più audace e intraprendente di me, che come protagonista di una spy story non sarei stato un granché. 

D. Alcuni personaggi mi sono sembrati delle “macchiette” della società attuale ed italiana. C’è qualche personaggio reale che ti ha ispirato nella loro costruzione?
R. Vuoi davvero che ci becchiamo una querela?

D. Interessante è anche la struttura del romanzo. Come nasce questa scelta di dividere il romanzo in tre spazi temporali?
R. La storia della Divisione doveva procedere per conto proprio perché abbraccia un periodo molto più lungo e per questo aveva bisogno di un suo registro narrativo. La vicenda di Baraldi è invece l'impalcatura del thriller in senso più classico, per cui è raccontata con un registro più neutro. Poi c'è l'idea del flash forward, che mi è venuta attingendo da quell'immenso serbatoio di spunti e idee che è il mondo delle serie televisive. È un elemento che rafforza la tensione ed è il luogo, in senso narrativo, in cui confluiscono le altre vicende. 

D. Essendo questo anche un blog che si occupa di cinema, quale attore vedresti bene per interpretare sul grande schermo i tuoi protagonisti?
R. Per quanto riguarda gli attori non saprei, dovrebbe essere qualcun altro a sceglierli perché la fisicità dei miei personaggi è troppo definita per me. Però, se potessi esprimere un desiderio vorrei che fosse Andrea Purgatori a scrivere la sceneggiatura. Sono stato un suo allievo a un corso di sceneggiatura ed è veramente un gigante. Come giornalista, poi, mi sento di dire che siamo un po' tutti suoi allievi. Se poi avesse bisogno di un collaboratore...

D. Progetti futuri?
R. A fine maggio uscirà la versione cartacea (in ebook già esiste) del mio romanzo "Nessun dolore", con  la Editrice Effequ. All'interno del volume ci sarà anche un racconto inedito che accompagnerà il lancio della nuova edizione del libro. E poi, ovviamente, come tutti coloro che condividono quest'insana passione per la scrittura sto anche lavorando al fatidico "nuovo romanzo", di cui spero di poter parlare presto su 50/50 Thriller. Al momento, però, il file è ancora rigorosamente top secret.

Grazie per l’intervista concessami, è stato un vero piacere. Alla prossima

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