24 maggio 2013

Intervista a Barbieri Ricciarda, editor per Feltrinelli

L’intervistata di oggi è Ricciarda Barbieri, editor per Feltrinelli. Il suo ultimo lavoro è Innocenti di Cristina Fallarás, romanzo pubblicato nella collana Fox Crime.
Innanzitutto salve e benvenuta sul mio blog.

1) Comincerei questa serie di domande, soffermandomi sul lavoro dell’editor in generale, ruolo da sempre poco pubblicizzato.
In cosa consiste nello specifico il suo (le do del lei, ma se vuole possiamo darci del tu) lavoro?
RB. Buongiorno, diamoci del tu, certo.
Il mio lavoro consiste essenzialmente nell’andare a caccia di storie da proporre al pubblico, intercettandone i gusti e anticipando le mode (in gergo questa attività si chiama “scouting”), e nel mantenere i rapporti con gli autori per conto della casa editrice.
In pratica, prendendo in prestito una frase di Borges che tengo appesa nel mio ufficio: “Menino vanto altri delle parole che hanno scritto. Il mio orgoglio sta in quelle che ho letto”.

2) Come cambia il testo dopo l’intervento dell’editor?
RB. Un buon editor dovrebbe essere invisibile: deve saper comprendere e assorbire la visione e lo stile di uno scrittore, dargli suggerimenti e indirizzarlo quando necessario, migliorare un testo senza mai stravolgerlo.

3) Quanto senti tuo, il romanzo in cui hai lavorato?
RB. Moltissimo. Con i libri, sia quelli a cui lavoro che quelli che leggo per piacere, ho un rapporto viscerale.

4) Ti è mai capitato di scartare un’opera e vederla pubblicata da un’altra casa editrice? E se si, cosa hai pensato?
RB. Ogni volta che noi editor scartiamo un manoscritto, sappiamo che qualcun altro potrebbe pubblicarlo. Il vero incubo è: se diventa il caso editoriale dell’anno? È uno dei rischi del mestiere, e gli aneddoti illustri si sprecano. D’altra parte, però, uno dei principi fondamentali nel selezionare un testo è quello della coerenza: ogni opera deve essere coerente con la linea editoriale e il catalogo in cui viene inserita, perciò è normale che alcuni romanzi siano più adatti a un editore piuttosto che a un altro, e che a volte abbiano maggiore fortuna altrove.

5) Da editor di Feltrinelli Fox Crime, quindi collana noir/thriller, ci puoi dire lo stato di salute di questo genere?
RB. Credo che il giallo sia più vivo e vitale che mai, anche perché, per come la vedo io, è forse il genere che, meglio di ogni altro, fotografa la realtà circostante ed esorcizza le paure. In un giallo il lettore sa che alla fine tutti i pezzi del puzzle verranno ricomposti. La questione quindi non è tanto il “se” tornerà l’ordine, ma il “quando” e il “come”. Per me è rassicurante, specie in questo periodo.
Tornando al mercato, trovo che, dai romanzi al cinema e alla tv, l’offerta sia sempre più varia. Sono contenta di notare che si sta rafforzando sempre più una tradizione di gialli italiani, anche su base locale. E sono curiosa di vedere se anche da noi avranno successo i romanzi di suspense psicologica, che in Inghilterra e in altri paesi europei vanno per la maggiore.

6) Passiamo alle domande relative a Innocenti di Cristina Fallarás. Una volta che hai cominciato a leggere questo libro cosa hai pensato?
RB. Se dovessi riassumere questo romanzo con un’unica parola, sceglierei “rabbia”. Innocenti è un noir duro, fulminante. Cristina Fallarás non fa sconti: con lucidità estrema, ti racconta una storia che ti colpisce come un pugno nello stomaco. Impossibile non reagire, non seguirla tra i meandri della trama, non arrabbiarsi insieme a lei per quel che vede e denuncia.

7) Ho trovato Innocenti, un noir nuovo soprattutto dal punto di vista dello stile narrativo. Trama decostruita e non narrata in maniera consueta; linguaggio elettrico, nervoso direi; dialoghi un po’ “tarantiniani”, queste sono alcune delle caratteristiche che mi sono balzate all’occhio. Quale elemento ti ha convinta della forza di questo romanzo?
RB. Oltre alla rabbia cui accennavo poco fa, una caratteristica che - come ha fatto notare molta stampa spagnola - fa di Cristina Fallarás la portabandiera di un’intera generazione di scrittori “indignati”, sono rimasta colpita come te dal linguaggio, rapido e asciutto. E mi è piaciuta l’idea di scoprire una Barcellona molto diversa da quella che si vede abitualmente, addentrandomi in zone che difficilmente vengono mostrate ai turisti.

8) Quanto ci hai messo del tuo in questo romanzo e quali sono le parti che in cui hai avuto più difficoltà nell’intervenire.
RB. L’intervento dell’editor varia a seconda che si tratti di un romanzo italiano o straniero. Per la narrativa italiana, ci affianchiamo all’autore e lavoriamo sul testo insieme a lui. Per la straniera, generalmente lavoriamo sulla traduzione, perché se l’editor di ogni paese intervenisse di prima mano su questa o quell’altra frase di un romanzo, il risultato sarebbe un’enorme confusione.
Quindi, nel caso di Innocenti, il mio compito è stato quello, da una parte, di coordinarmi con l’autrice e il suo editore spagnolo e, dall’altra, di selezionare il traduttore più adatto, verificare insieme a lui che la traduzione fosse fedele allo stile originale e, in generale, fare tutto il necessario affinché i lettori italiani potessero apprezzare il romanzo anche in una lingua diversa da quella in cui è stato scritto.

9) Com’è stato il rapporto con l’autrice e di solito come sono i rapporti tra editor e scrittore?
RB. I rapporti tra editor e scrittore variano di caso in caso e sono molto personali, ma hanno tutti un comune denominatore: per funzionare veramente devono basarsi sulla fiducia e sul rispetto delle reciproche diversità e competenze.

10) Innocenti è un noir spagnolo. Come ci si comporta con i romanzi stranieri?
RB. Vedi numero 8

11) Hai mai pensato di “metterti in proprio” e dunque scrivere un romanzo?
RB. Finora no, mai. Sono ben lieta di esercitare i miei diritti da lettrice, nessuno escluso, come insegna Pennac: leggo un libro per volta o più d’uno, a voce alta o in silenzio, spizzico, rileggo, salto, mi fermo. È più che sufficiente per farmi felice.

12) Il prossimo progetto a cui stai lavorando?
RB. A settembre Feltrinelli riproporrà in Italia William McIlvanney, uno dei maggiori scrittori scozzesi contemporanei nonché padre del “tartan noir”. Per me è un grande onore poter lavorare con un autore di tale bravura, che negli anni ’70 ha inventato un nuovo modo di concepire i gialli e ha aperto la strada a un’intera generazione di giallisti.

Credo che la mia curiosità e anche quella dei lettori, sia stata appagata. Grazie mille per il tempo concessomi e per la disponibilità.
In bocca al lupo per il futuro e per i tuoi prossimi progetti. 

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