21 gennaio 2013

Intervista a Stefano Baldoni, autore de La gabbia invisibile.


Salve Stefano e benvenuto nel mio blog. E’ appena uscito il tuo primo romanzo: La gabbia invisibile, che ho avuto già il piacere di leggere e recensire.
1) Dalla tua nota biografica ho appreso che questo libro è frutto di un lavoro durato quasi sei anni. Cosa si prova a vedere la propria “creatura” in libreria dopo tanto sacrificio?
S.B. Ciao Nico, prima di tutto grazie per questa opportunità.
Devo dire che è una grandissima soddisfazione. La stesura del romanzo ha richiesto tre anni. In mezzo un cambio di lavoro e l’acquisto di una casa, che hanno portato non poco stress e causato diversi periodi di “vuoto creativo”. Ma scriverlo è stato un piacere, mi piace ricordare la stesura del prologo: la sera del 26 Dicembre 2006, su un tovagliolo, nella pizzeria dove lavoravo nei fine settimana per arrotondare. Tutto è cominciato quella sera.
La parte più dura è stata però arrivare alla pubblicazione: un anno per trovare un editore che decidesse di investire nel mio lavoro senza chiedermi soldi, un altro anno per arrivare alla firma del contratto, più altri dieci mesi per fargli finalmente vedere la luce.

2) Per essere un opera prima, La gabbia invisibile è un romanzo abbastanza complesso. Numerose le chiavi interpretative, differenti personaggi, messaggi in codice, sogni, realtà virtuale. Come sei riuscito a far convivere e incastonare tutti questi elementi?
S.B. Il romanzo rispecchia in pieno il mio modo di essere: mi piace aprire sempre nuovi fronti, talvolta facendo fatica ad arrivare al dunque! Mi sono dovuto sforzare non poco per fare in modo che i vari argomenti fossero funzionali alla trama e non fini a se stessi, spero di esserci riuscito.
La passione per i messaggi in codice e la realtà virtuale viene dal mio forma mentis ingegneristico.
Fulcro della storia è un gioco di ruolo collettivo, una neuro simulazione virtuale multiplayer. Per questo mi piaceva l’idea che ci fossero molti personaggi. Nella prima versione ce n’erano ben cinque in più, eliminati su consiglio dell’editore, per non generare confusione nel lettore.

3) La gabbia invisibile è un thriller che affonda le sue radici nel sociale, facendo risultare utile la sua lettura non solo per l’intrattenimento ma anche per la riflessione. Come nasce l’idea di base di questo romanzo? C’è qualcosa che ti ha ispirato in particolare?
S.B. Circa sette anni fa, sentendomi interessato all’argomento sonno e sogni la mia compagna, psicologa e psicoterapeuta, mi regala Il meraviglioso mondo del sonno di Peretz Lavie. Un libro, appunto, meraviglioso. Nasce così l’idea di base: un esperimento di realtà virtuale con i sogni come elemento centrale. L’idea della manipolazione mentale è venuta da sé. Il tema è quanto mai attuale, ho cercato di sfruttarlo per riflettere e far riflettere su quanto la realtà sia ormai fin troppo “modellizzata”.

4) Chiunque si metta in condizione di far dipendere la propria vita dagli altri è destinato a essere schiavo e non merita di vivere. Questa frase tratta dal tuo libro è alquanto significativa e riassume alcuni concetti dello stesso. Quanto siamo schiavi del nostro sistema?
S.B. Credo molto più di quanto siamo disposti ad ammettere. Il concetto nel romanzo è chiaramente portato all’estremo e spettacolarizzato, ma la realtà, purtroppo, non è poi così diversa. C’è chi ti dice cosa devi mangiare, come ti devi vestire, che macchina ti devi comprare, come ti devi comportare. Dalla nostra abbiamo sempre il libero arbitrio, ma come possiamo credere di non essere condizionati dall’ambiente?
Sembra che questa società voglia impedirci di pensare, perché se pensi allora diventi pericoloso. Paradossalmente, questo risultato non si ottiene tramite privazione ma con abbondanza di informazioni. La Rete e i media, nel bene e nel male, mettono tutto a disposizione. Fare una scelta ponderata diventa difficile, ci vogliono tempo e senso critico, meglio la facciano altri per te. Ma per fortuna ci sono molte eccezioni. 

5) Restiamo sullo stesso argomento. Più volte citi gli Ignavi de La Divina Commedia di Dante Alighieri. L’immagine mi ha riportato in qualche modo alla società attuale. Siamo talmente tanto bombardati di informazioni, di false promesse, da non riuscire a prendere decisioni autonomamente. Come credi si possa uscire da questo Limbo e vivere una vita “intellettuale” più “paradisiaca”?
S.B. Questa è una delle domande più difficili che potevi farmi. Molti cercano una risposta a questa domanda, molti cercano una guida. Ma non credo che qualcun altro potrà mai dirti chi sei. Credo che la cosa più importante sia conoscere se stessi, farsi tante domande e mettersi continuamente in discussione per arrivare a capire chi vogliamo veramente essere. Molto spesso siamo noi stessi a chiudere il lucchetto delle catene che portiamo, senza nemmeno accorgercene. E dobbiamo continuare a essere curiosi, senza accontentarci della prima risposta. La curiosità è forse l’arma più potente in nostro possesso.

6) Un altro aspetto che affronti è quello dei Sogni. Da cosa nasce questo interesse e come hai cercato di approfondirlo per renderlo adatto al tuo romanzo?
S.B. Il sopracitato libro di Lavie tratta il sonno e i sogni da un punto di vista fisiologico, come esperienza cognitiva. Personalmente ho sempre trovato curioso come la Natura abbia previsto che circa un terzo della nostra esistenza la passiamo in questo stato, la cui natura è tuttora controversa: cosa distingue il sonno dalla veglia? Recenti studi e ricerche hanno dimostrato che un soggetto addormentato può comunicare con il mondo esterno. Usare quindi l’incoscienza come spartiacque tra sonno e veglia, spiegazione fino a qualche decennio fa universalmente accettata, sembrerebbe essere dunque sbagliato. Ho cercato di utilizzare questa “confusione” a mio favore: il sonno poteva essere il tramite perfetto per il passaggio tra reale e virtuale nel gioco di ruolo.

7) La gabbia invisibile è un thriller corale, fatto di tanti personaggi con una psicologia differente e ben delineata. In quale dei personaggi ti rispecchi di più? Ti sei ispirato a persone famose o che conosci per delineare le caratteristiche di alcuni protagonisti?
S.B. Mi vedo come un mix tra Alessandro e Adriano. Alessandro per il carattere, Adriano per l’aspetto fisico (senza capelli e col pizzetto, ora la barba). Per gli altri personaggi sicuramente a persone che conosco: amici a cui voglio bene, persone che sono passate senza lasciare traccia, persone che ci saranno per sempre.

8) Il romanzo termina in una certa maniera, per non fare alcuno spoiler ma volendo sapere se i personaggi continueranno a “vivere”, ti chiedo: Preferisci i romanzi unici o sei aperto a trilogie e/o cicli con gli stessi protagonisti? Progetti nuovi in cantiere?
S.B. Per ora non ho pensato ad alcun seguito, anche se non lo escludo a priori. Ma spesso sequel e prequel mi hanno deluso, credo che un progetto tipo trilogia o ciclo debba nascere come tale, non diventarlo poi.
Ho già fissato la trama e i personaggi per il prossimo romanzo. Posso solo dire che la protagonista principale sarà l’acqua.

9) Chiudiamo con le domande di rito. Cosa ami leggere e dunque quale romanzo consiglieresti ai lettori di questo blog?
S.B. Mi piace spaziare tra thriller, saggi, classici, fantascienza, Beat Generation e Transgressive Fiction.
Ne cito quattro: Il gioco di Gerald di S. King, 1984 di G. Orwell, Ubik di P. K. Dick e Ninna Nanna di C. Palahniuk.

10) Essendo questo un blog che si occupa anche di cinema, la domanda che spesso pongo è: Hai mai pensato a quale attore potrebbe impersonare i tuoi protagonisti sul grande schermo?
S.B. Eh, magari… (sospiro). Per Elena, la protagonista principale, vedrei bene Uma Thurman con i capelli tinti di nero, per la bionda Monica la bellissima Charlize Theron. Al maschile, per Alessandro vedrei bene Giovanni Allevi, con quei capelli arruffati e la testa tra le nuvole, per il commissario Fegiz un Franco Nero ai tempi di Django

Credo che la mia curiosità e anche quella dei lettori, sia stata appagata. Grazie mille per il tempo concessomi e per la disponibilità Stefano.
In bocca al lupo per il futuro e per i tuoi prossimi romanzi.
S.B. Grazie a te Nico, e in bocca al lupo per i tuoi progetti.

2 commenti:

  1. Grazie Nico anche per l'opportunità di parlare del mio romanzo.
    A presto

    Stefano Baldoni

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    1. Grazie a te Stefano. Alla prossima

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