31 gennaio 2013

Django Unchained. Schiavo d'amore.

Django è un negro, Django è uno schiavo.
Questa frase offensiva e razzista nel 2013, sembrerebbe innocua e banale se collocata nel 1858, anno in cui era di moda la tratta degli schiavi di colore.
La locuzione iniziale è molto pertinente poi, al nuovo film di Quentin Tarantino: Django Unchained.
Schiavo iconografico. Conosciamo il protagonista nelle vesti più classiche dello schiavo: con catene, legato agli altri schiavi negri, nudo e trattato come un qualsiasi animale. Django (Jamie Foxx) è uno fra i tanti, il terzo/quarto della fila, quasi niente ci permette di riconoscerlo, di premiarlo con la medaglia del protagonista.
Non ha possibilità di parola, di ribellione, di rivalsa. È un negro e come tale va trattato, con frustate e catene.

Schiavo alternativo. Per sua fortuna, rispetto soprattutto agli altri negri, la sua posizione di schiavo classico durerà poco. A salvarlo da questa condizione sarà il dottor King Schultz (Christoph Waltz), un cacciatore di taglie che ha bisogno di Django per trovare alcuni banditi. Questi ultimi necessari per il lavoro del tedesco, che consiste nel catturare vivi o morti tali delinquenti, per assicurarli alla giustizia e riscuotere la relativa taglia.
Questa sicuramente è la fase più lunga e approfondita del cammino di Django. Percorso tortuoso e complicato per un negro in una società di bianchi. L’obiettivo finale sarà appunto quello di spezzare finalmente le catene reali e psicologiche che legano i negri come cani ai bianchi, per ottenere la Libertà.
Il rapporto tra Django e il dottor Schultz è sicuramente fondamentale ed essenziale per il raggiungimento della fase finale. A dirla tutta Django non è neanche liberissimo accanto a Schultz, ma in fondo non è neanche uno schiavo. È nel limbo, un valletto quasi non parlante, uno schiavo alternativo.
King Schultz infatti è l’unico che si rapporta con gli altri bianchi, nonostante Django gli sia accanto senza nessuna catena. Anche il rapporto tra i due è subordinato. Django parla pochissimo, ancora non riesce a superare il tabù di servilismo che lo lega ai bianchi. Assistiamo divertiti e incuriositi a diversi monologhi del dottor Schultz che comunque inserisce nel mondo Django.
Sebbene infatti sia Jamie Foxx l’attore protagonista e dunque Django personaggio principale; in questa prima parte a sembrare elemento essenziale è il dottor Schultz, alias Christoph Waltz.
Il tedesco insegna al negro a “vestirsi” da solo; a camminare a testa alta e soprattutto su un cavallo; a catturare spietati serial killer. Servitosi inizialmente di lui per accrescere il suo bottino, il dottor Schultz diventa un buon samaritano in grado di donare a Django una delle caratteristiche essenziali per un negro: la fiducia in se stesso.
Django da buon allievo ascolta e cresce. Diventa spietato e furbo, capace di tener testa verbalmente ai bianchi.

Schiavo psicologico. La terza tappa del percorso verso la libertà, vede come protagonista Calvin Candie interpretato da Leonardo Di Caprio. Quest'ultimo personaggio rappresenta per Django un ritorno alle origini. Candie infatti è l'emblema del negriero. Uno che usa i negri non solo per lavoro ma anche per i suoi più stupidi bisogni: ad esempio piccoli spettacoli domestici. 
Gli uomini di colore per il latifondista Candie, non sono che oggetti da sfruttare in ogni modo.
L’esempio più lampante è quello di Stephen (Samuel L. Jackson), umile servitore, totalmente assuefatto dall’aura di potere di Candie, tanto da non riuscire a tradirlo per niente al mondo e preferirlo anche ad un fratello negro.
Il condizionamento psicologico a cui sarà sottoposto Django sarà diverso rispetto a quello di Stephen. Django dipenderà da Candie perché possiede il suo oggetto di valore, il suo premio finale, l’ultimo passo verso la sua più intima liberta: Broomhilda (Kerry Washington), sua moglie.
Django non potrà quindi compiere nessun passo falso, per non correre il rischio di perdere per sempre l’amore della sua vita, essendo Django uno schiavo d’amore

Voto 8. Django Unchained di Quentin Tarantino è dunque, a mio avviso, un film diverso rispetto ai precedenti. In questo caso infatti abbiamo una trama lineare che subisce pochi scossoni dall’inizio alla fine. Non c’è nessun cambio di rotta, se non lo spostamento del punto di vista da Schultz a Django. Dalla breve caccia di killer, alla ricerca della donna perduta.
Il lavoro sul protagonista principale, in questo film ben delineato, è molto dettagliato. Si tratta di un personaggio silenzioso, proprio per via della particolare condizione di “negro” che non gli permette di esibire tutta la sua personalità. Spiccano dunque i suoi accompagnatori: da Schultz/Waltz a Candie/Di Caprio, sino a Stephen/L. Jackson. Quest’ultimo forse lo scontro più particolare: un negro libero contro uno ormai totalmente condizionato dai bianchi.
La caratterizzazione ottimale dei protagonisti resta dunque un punto fermo come in ogni film di Tarantino, così come la sceneggiatura. Django Unchained sebbene abbia l’ambientazione classica del western è un film molto parlato e "commediato", risultando ironico e dissacrante.
Un film che sa essere anche molto drammatico, mostrandoci il percorso arduo di un uomo alla ricerca delle cose più care che gli hanno sottratto: l’amore e la libertà.

USCITA CINEMA: 
GENERE: Azione, Western
REGIA: Quentin Tarantino
SCENEGGIATURA: Quentin Tarantino
ATTORI: Jamie FoxxLeonardo Di CaprioChristoph WaltzSamuel L. JacksonKurt RussellJonah HillKerry WashingtonTom SaviniGerald McRaneyTom WopatJames RussoJames RemarTodd AllenDon Johnson

8 commenti:

  1. non l'ho visto e lo devo assolutamente recuperare con un voto così

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    1. Un film che va visto e che sicuramente mette d'accordo tutti gli amanti del cinema:)

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  2. io ho avuto la netta impressione che Quentino si stia ripetendo e che gli sta piacendo specchiarsi come non mai ...

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    1. Le caratteristiche classiche di Tarantino ci sono tutte, vedi i lunghi dialoghi, gli ottimi personaggi; ma in questo film a mio avviso c'è una trama ben delineata che non non subisce eccessivi cambiamenti...

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  3. hai ragione, è diverso rispetto ai suoi altri film. pur comunque con molti punti di contatto con il resto del suo percorso.
    quentin taratino, sempre uguale e sempre diverso.
    e sempre genio

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    1. Diversa la storia con uno svolgimento meno complesso e con meno intrecci. Ottimi come al solito: personaggi, regia, sceneggiatura e tutto il resto...

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  4. Pur concordando sulla sua meraviglia, io invece l'ho abbastanza simile, come concetto artistico, a Bastardi senza gloria, per l'uso storico strambissimo e dissacrante, senza limite alcuno. :)

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    1. Da quel punto di vista c'è assolutamente continuità, secondo me cambia un pò come trama. In questo caso c'è una storia singola, in Bastardi più vicende che si intrecciano...

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