11 dicembre 2012

Intervista a Matteo Zapparelli

Salve Matteo e benvenuto sul mio blog. Qualche giorno fa ho avuto il piacere di leggere e recensire il tuo romanzo d’esordio: Corner’s Church.

1) Se non erro il libro è stato scritto nel 2009, ma solo adesso è stato pubblicato. La soluzione è stata quella del self-publishing con un'autopubblicazione in formato eBook. Meglio di chiunque altro, quindi, puoi conoscere le fasi della nascita di un romanzo. Dalla tua esperienza credi sia più difficile ideare una storia o trovare un editore interessato a un giovane scrittore.

M. Z. Ciao Nico, grazie di cuore per quest'intervista e per la bella recensione. Ho scritto questo romanzo nella tarda primavera del 2009: l'idea è nata nella mia mente durante un pomeriggio di pioggia, osservando il cielo scuro e il temporale al di là della finestra aperta della camera, che dà sul grande parco di una villa antica. Me ne stavo lì a rilassarmi osservando le gocce di pioggia, il cielo nero come la pece e il rumore dello scrosciare dell'acqua sull'erba. E la prima immagine che si è delineata nella mia testa è stata quella di un uomo dai lunghi capelli biondi, dall'aria trasandata e malconcia, che alla guida di una vecchia Dodge veniva fermato a un posto di blocco per un semplice controllo di routine. Ma è stato il suo sguardo penetrante ma al tempo stesso distratto, il suo parlare strascicato, il profondo disprezzo per il mondo circostante che emergeva dalle sue poche parole. Quell'uomo era pericoloso, dannato, prigioniero di un'ossessione che non avrebbe risparmiato niente e nessuno.

La decisione del self-publishing è stata una scelta del tutto voluta e consapevole. Non va interpretata come una resa dopo tanti pareri negativi da parte degli addetti ai lavori. Anzi, in passato ho rifiutato diversi contratti di edizione, senza richiesta di contributo. Perché? Semplicemente perché non mi soddisfacevano. La verità è che desideravo da tempo sperimentare di persona le possibilità offerte dall'autopubblicazione e capire fino in fondo quanto si possa ottenere promuovendo un titolo pubblicato con tale modalità. Credo che il self-publishing, se fatto con professionalità e profonda consapevolezza, possa rappresentare una valida alternativa al potere ormai imperante dei distributori cartacei e dell'editoria tradizionale, nella quale pochi potenti si spartiscono la maggior parte del mercato, a scapito troppo spesso di tante piccole e numerosissime realtà che ancora propongono opere intelligenti, raffinate e dotate di contenuti veri, non solo effimeri e dettati dall'inseguimento sfrenato di mode e modelli del momento.

Per quanto riguarda l'ultima domanda, posso rispondere che ideare una storia non è di per sé difficile: come agente letterario vedo ogni giorno giungere in valutazione numerosi testi di narrativa. Purtroppo il 90% di questi libri non ha le qualità necessarie a essere pubblicato (e nemmeno autopubblicato, se si ha un minimo di coscienza). Scrivono in troppi, leggono in pochissimi. Il risultato dell'equazione è evidente: scrivere qualcosa di veramente valido è difficile: serve cultura, passione, capacità di narrare, conoscenze tecniche e una totale padronanza della lingua italiana. Non è un gioco, più che altro un mestiere. Trovare un editore interessato a uno scrittore esordiente? Inutile mentire: è difficile, difficilissimo. Gli editori dovrebbero per primi rivedere le proprie politiche, tornare a scegliere la qualità piuttosto che inseguire i soliti nomi importanti. Cosa che i maggiori editori purtroppo fanno sempre più spesso.


2) Restando sull’aspetto editoriale, rappresenti appieno la nuova ondata, ovvero quella interessata ai formati digitali. Ricordiamo appunto che il tuo libro è disponibile in formato ePub e mobi. Quali pensi siano i principali vantaggi di questo cambiamento e i relativi difetti?

M. Z. Non sono di quelli che si schierano nettamente a favore della carta o dell'eBook: credo che entrambe queste realtà dovrebbero convivere, completandosi a vicenda, per raggiungere il massimo numero di lettori. Oggi gli e-reader stanno migliorandosi moltissimo a livello tecnologico: non è più auspicabile vedere in tale strumento una semplice trasposizione digitale (simil-fotocopia spesso in bianco e nero) dei testi originali. La vera potenzialità degli eBook è ben altra e lo sta dimostrando l'avanzare dell'ePub 3.0. I vantaggi portati dal libro digitale sono molti: rispetto per l'ambiente, nessun costo di stampa, nessun rischio di reso o di resto di magazzino, maggior velocità di produzione, prezzi inferiori (o almeno così dovrebbe essere), nessuna riduzione di spazio. Di contro in Italia, a differenza che in molti paesi esteri, l'eBook sta vendendo ancora poco, fatica a raggiungere una propria autonomia all'interno del mercato (nonostante le vendite di eBook siano in vertiginoso aumento).

3) Ultima domanda editoriale. Cosa cerchi in un libro, quali sono gli elementi che lo rendono degno di essere pubblicato?

M. Z. Non c'è una regola precisa, perché ogni libro è una creatura a sé stante, un'entità complessa e, in qualche modo, viva. Però vi sono dei requisiti che un romanzo, per essere selezionato (da un agente o un editore), deve avere. Innanzitutto deve essere ben scritto: su questo poco ci piove. Il cosa significhi in realtà essere ben scritto è un'altra questione e molto dipende anche dal genere del romanzo, dal target di pubblico a cui è indirizzato e da altri fattori. Un thriller o un poliziesco devono avere uno stile pulito, rapido, incalzante e cinematografico. Un romanzo per YA deve avere uno stile capace di catturare lettori giovani. Un mainstream intimistico o esistenzialista può essere scritto con uno stile assai più ricercato, oppure personalissimo e unico (uno stile letterario e meno commerciale, insomma). Ma l'essenziale è un'ottima conoscenza della lingua e uno stile che sia comunque fluido e piacevole. E poi una storia intensa, che sappia catturare il lettore e trascinarlo con sé all'interno del libro, e che non sia un clone di qualcosa di già visto e letto. Poi vi sono altri aspetti legati esclusivamente a leggi di mercato imposte dalla combinazione di pubblico, librai ed editori: in certi periodi è più richiesto un certo genere, mentre se ne scartano quasi a priori altri, giusto per fare un esempio.

4) Per il tuo primo romanzo hai deciso di cimentarti in un genere complicato come il thriller. Come mai questa scelta e se credi ci siano dei vantaggi a scrivere un thriller rispetto a un altro genere.

M. Z. Quando scrivo non mi pongo mai domande circa le potenzialità commerciali che può avere un'opera: scrivo una storia perché è lei che mi chiede di venire alla luce. Come un'energia che non posso controllare e che si sprigiona da dentro, la forza creativa mi trasmette immagini, scene, volti e luoghi, e pian piano la storia si costruisce pagina dopo pagina. Ho scritto un thriller semplicemente perché i romanzi che leggo con maggior piacere (non per lavoro, ma per puro intrattenimento) sono i mistery, gli horror e i thriller cupi e violenti.

5) Sei uno scrittore italiano, precisamente di Verona. Il tuo romanzo è ambientato però in America, a Corner’s Church, come indica il titolo. Da cosa deriva questa scelta?

M. Z. Anche questa scelta è nata da una passione intensa che fin da giovane nutro per la letteratura e in special modo per il cinema d'oltreoceano. Tutti i miei romanzi, anche quelli con ambientazione italiana, risentono molto di questo, soprattutto nello stile: rapido, incalzante, costruito con punteggiature nette e frasi brevi, molto cinematografico e meno letterario.

6) Alex Snyder detto il Biondo è il tuo protagonista principale. Il classico detective duro, inflessibile e imperturbabile. La sua figura si ispira a qualche altro personaggio? Come mai hai scelto una figura standard e consueta del genere?

M. Z. Se lo si studia attentamente, in particolar modo dopo aver letto il finale del romanzo, si comprende quanto Alex non sia affatto, secondo me, un personaggio stereotipato. Più che duro, direi che è spietato, privo di sentimenti, cinico e nauseato da tutto e da tutti. Per comprendere Alex bisogna comprendere non tanto la sua malattia e la morte di Bob, quanto il suo passato di uomo arrivista e senza cuore. Alex è cresciuto così, e così ha vissuto fino alla scoperta della malattia e alla morte tragica dell'amico e compagno. Il biondo è un uomo che ha attraversato un confine dal quale non si può tornare: il confine dell'ossessione, della vendetta a tutti i costi, dell'odio che ribolle senza sosta nei meandri oscuri della sua anima. Disprezza persone e animali, tratta male chiunque, con supponenza e arroganza. E dimostra anche di essere un doppiogiochista. Ma, leggendo la storia, i lettori lo vedranno cambiare. Un passo alla volta. Grazie a un personaggio chiave del romanzo il Biondo troverà la forza e il modo di trovare il proprio lato umano, comprensivo, capace di lottare per gli altri e non solo per se stesso.

7) Essendo questo un blog che si occupa anche di cinema, quale attore credi potrebbe degnamente interpretare il tuo protagonista?

M. Z. Me lo sono chiesto molte volte, e non solo per Corner's Churc. Per la mia futura saga modern fantasy sui licantropi, il cui primo capitolo è ambientato proprio a Verona, ho avuto in mente gli attori che avrebbero potuto impersonare i vari protagonisti fin da subito. Questo proprio per permettere alla mia mente di "vedere" in faccia i personaggi. Nel caso di Alex Snyder non vi sono mai riuscito, ma posso svelarvi un segreto. Il suo viso mi è stato ispirato da Leon Kennedy dei videogiochi di Resident Evil. Ogni volta che pensavo al Biondo, mi veniva in mente lui (per avere una vaga idea, immaginatevi questo viso http://images6.fanpop.com/image/photos/32200000/Leon-S-Kennedy-leon-s-kennedy-32277160-640-356.jpg, però con i capelli un po' più lunghi e l'espressione più svogliata e assente).

8) In Corner’s Church si parla anche di ossessioni. Quanto ti ha ossessionato il bisogno di pubblicare questo romanzo? Quali sono le tue ossessioni?

M. Z. Non sono mai stato ossessionato dall'idea di pubblicare i miei romanzi: sono nel cassetto (l'hard del pc, in realtà!) da tempo, e da lì non possono scappare! Quando verrà il momento, troveranno in qualche modo la strada giusta per emergere alla luce e prendere la loro strada nel mondo. Desideravo sperimentare su me stesso le potenzialità degli eBook e del self-publishing: ho capito che Corner's Church avrebbe affrontato così il suo battesimo del fuoco. Le mie ossessioni? Ah, lasciamo stare... vi annoierei e basta! (ricordo che da piccolo ero ossessionato dagli ascensori, dai luoghi stretti e dalle malattie: ora credo di essermene liberato, ma mi preoccupo ancora un po' troppo, e spesso inutilmente, per la mia salute).

9) Passiamo alle domande di rito. Che libri thriller consiglieresti ai lettori di questo blog?

M. Z. Una serie su tutte: i romanzo del duo Douglas Preston e Lincoln Child dedicati al fantastico Agente Speciale Pendergast. Dei libri stupendi, secondo me. Di certo tra i miei autori preferiti in assoluto!

10) Progetti futuri. Stai scrivendo qualcos’altro?

M. Z. Ho pronto il primo libro della saga modern fantasy di cui ho parlato prima, mentre il secondo volume di 500 pagine è ultimato ma da revisionare. Non sono uno scrittore molto prolifico: prendo in mano la penna solo quando l'idea che nasce è forte e mi travolge. In futuro intendo proseguire la saga, scrivendo il terzo e il quarto volume della stessa. E forse coinvolgere qualche amico scrittore in un progetto a quattro o sei mani.

Credo che la mia curiosità e anche quella dei lettori, sia stata appagata. Grazie mille per il tempo concessomi e per la disponibilità, Matteo.
In bocca al lupo per il futuro e per i tuoi prossimi romanzi, che senza dubbio leggerò con tanta curiosità e attenzione.

Grazie mille anche a te, Nico, e a tutti i lettori del tuo ottimo blog! Sei stato davvero gentile sia per la recensione che per questa bella intervista. Non appena avrò qualche nuovo libro pronto, sarai di sicuro uno dei primi a leggerlo, promesso!

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