11 settembre 2012

La pelle che abito. Un vestito sbagliato per Almodovar

La pelle che abito è un film che prende spunto dal romanzo Tarantola. La storia narra di un famoso chirurgo plastico assetato di vendetta nei confronti di sua figlia, divenuta pazza dopo esser stata violentata. 

Voto 6. Ammetto che non mi hanno mai entusiasmato più di tanto i film di Pedro Almodovar, o almeno quelli più recenti, in quanto le pellicole più datate non le ho ancora recuperate. Spinto però dal romanzo di Thierry Jonquet: Tarantola, dal quale è tratto questo film, ho deciso di guardare La pelle che abito, la nuova fatica di Pedro Almodovar.
Se non si conosce il romanzo dello scrittore francese, ammetto che il film del regista spagnolo si potrebbe guardare anche con buon gusto. In caso contrario direi, che i limiti de La pelle che abito, vengono "messi a nudo".
In particolare ho trovato il film di Almodovar, un pò sconclusionato, senza un vero piano narrativo centrale, che si è perso nella storia di Tarantola. L'aspetto più interessante, fortemente approfondito da Jonquet, in particolare era il rapporto tra vittima e carnefice, tra preda e predatore; con titoli eloquenti utilizzati in ogni macro-capitolo, volti a sottolineare questo aspetto.
Questo punto viene affrontato nella parte centrale del film La pelle che abito, in maniera anche interessante.
Il rapito che ringrazia l'aguzzino per il pasto e lo vuole vicino per parlarci un pò. Una vittima che diventa il giocattolo preferito del carnefice, che non fa quasi nulla per sottrarsi a questa sorte, quasi ammaliato dalla forza di quest'ultimo.
Purtroppo questo aspetto viene affrontato in maniera rapida, senza caratterizzare più di tanto psicologicamente i protagonisti. Troppo spensierata pare infatti inizialmente Vera (Elena Anaya), alle prese con esercizi di yoga. 
Troppo buono e gentile appare Richard (Antonio Banderas), che invece di un maniaco sadico, sembra uno scienziato intelligente e preciso. Altra nota fuori coro, mi sembra infatti Antonio Banderas, troppo inquadrato in ruoli da buono, per risultare credibile nella parte di un uomo spietato, disposto a tutto pur di soddisfare la sua fame di vendetta.

Non va meglio con il genere cinematografico. Tarantola è un racconto violento, sadico, viscido in cui tutti i protagonisti sembrano dei cattivi che si meritano il loro tragico e contorto destino.
La pelle che abito è invece un film dal tocco più drammatico, in cui ogni protagonista sembra mosso da una motivazione precisa e giusta nelle sue azioni.
Le carte nascoste benino nella pellicola volte a dare un aspetto thriller al film; vengono invece spiattellate in faccia allo spettatore nella trama. Questa ad esempio quanto riporta Comingsoon nel suo sito:
TRAMA: Il film racconta la storia di Robert Ledgard, eminente chirurgo plastico in cerca di vendetta nei confronti dell'uomo che ha stuprato la figlia.
Letto questo è abbastanza intuibile capire chi è chi, anche per via del lavoro del dottore. Il finale è poi nettamente diverso dal libro, sbugiardando quanto di buono era stato fatto nell'approfondimento del rapporto tra vittima e carnefice, facendo trionfare un buonismo troppo cinematografico; e dimostrando che il thriller non è il vestito che meglio calza ad Almodovar...

USCITA CINEMA: 23/09/2011
REGIA: Pedro Almodovar
SCENEGGIATURA: Pedro Almodovar

ATTORI: Antonio BanderasElena AnayaMarisa ParedesEduard FernándezFernando CayoBárbara Lennie,Blanca Suárez

10 commenti:

  1. A me il film è piaciuto, sono uscita dal cinema soddisfatta. Mi piaceva la storia di fondo!

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    1. Infatti l'ho detto, se non avessi letto il libro, mi sarebbe sicuramente piaciuto di più il film, perchè la storia è molto interessante, ancora meglio sviluppata nel libro;)

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  2. Non ho letto il libro ma il film l'ho trovato molto particolare! Diverso dal solito Almodovar che mi piace ma comunque ben diretto, con una fotografia strepitosa... Io lo salvo :)

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  3. anche a me è piaciuto, sicuramente un po' sgangherato ma il cinema di Almodovar è sempre stimolante...

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    1. La trama sicuramente è sviluppata bene, secondo me manca un pò di cattiveria pura e morbosa, quella che appare appunto nel romanzo. Banderas mi è sembrato nei limiti della situazione: troppo buono...

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  4. Era piaciuto molto anche a me, anche se alcune parti erano talmente kitch che non ci volevo credere (vedi il pezzo del Tigre).
    Volevo leggere il libro da cui è tratto, ma dimentico sempre di comprarlo...!

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    1. L'uomo tigre mi ha fatto storcere un attimo il naso:) cmq ti consiglio il libro, anche se è meglio che lo prendi in prestito perchè sono poche pagine, quindi spendere 8 euro forse è un pò troppo....

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  5. Non sono anch'io una fanatica di Almodovar ...
    Qualche sua vecchia produzione , mi ha incuriosito, ma non ho mai urlato di meraviglia.
    Penso comunque di vederlo, perchè non nascondo che come regista un poco mi stupisce ,piccole delusioni a parte!
    Magica serata!

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  6. Beh, posto che la lettura di un libro cui un film è ispirato non dovrebbe mai esser presa come metro di paragone per giudicare la pellicola stessa, né tantomeno considerarla un vademecum per la sua "comprensione", credo che questo film di Almodovar riesca invece ad uscire dal solco stilistico tracciato dal regista durante la sua carriera e ad addentrarsi in un territorio thriller decisamente enigmatico e fascinoso.

    Il film a me ha convinto proprio nelle sue imperfezioni, nei momenti più ironicamente grotteschi, nelle espressioni di Vera e nelle paure della sua antecedente versione maschile, nelle linee e nelle forme plastiche delle scenografie, nella fotografia e decisamente anche nell'utilizzo della macchina da presa parecchio inquietante di cui fa sfoggio il buon Almodovar. Il soggetto è assolutamente spiazzante, il finale è una mano bagnata e purulenta che ti accarezza il dorso, alla fine la sensazione che ti rimane sulla "pelle" è avvicinabile all'aver assistito ad un amplesso fra Margherita Hack e Cristiano Malgioglio. O giù di lì, insomma roba forte.

    Ho apprezzato anche Banderas, proprio per lo stridore fra il suo lato professionale, attento e quasi borghese, con quello violento e cinico che lo porta a compiere quasi in leggerezza determinate azioni. Il film sa come colpire ed intrigare lo spettatore, le carte secondo me vengono nascoste in modo egregio, la tensione c'è ed il colpo di scena ti lascia senza fiato, disturbato. Forse certe trame non andrebbero lette prima di vedere il film, a volte gli spoiler o quasi spoiler sono dietro l'angolo e fanno davvero incazzare.

    Diciamo che non aver letto il libro aiuta a godersi il film a pieno, su questo concordo, anche perché la pellicola resta una strada a sé e fa della rappresentazione visiva il suo punto di forza e di distacco dal dato testuale. In questo Almodovar non ha per niente fallito, la forma c'è tutta e lo stile è decisamente il suo, firmato. Peraltro neppure io sono un suo estimatore, ho visto qualche suo film in passato ma l'ho trovato sempre fin troppo legato al dato territoriale e sociale, oltre che verboso, teatrale ed anche discretamente pesantuccio.

    Qui un bel 7,5 ci sta tutto, ci sta.

    P.S. Quando c'è un film di Almodovar al Cinema si vedono orde di omosessuali in sala, è dunque codesto regista una Madonna del Cinema? Lo è? Forse si.

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    1. Si credo tu abbia ragione, è ingiusto e difficile comparare un film con un romanzo, anche perchè credo che la nostra immaginazione giri all'infinito nel momento della lettura.
      Immaginazione e fantasia che molto difficilmente riesce ad essere appagata tramite un film, a mio parere.
      Aggiungiamoci il pregiudizio che nutro per Almodovar e ne esce una sufficienza piena, e non un giudizio ottimale.
      Purtroppo però non ci riesco e adoro leggere prima i romanzi, cosa che credo farò anche con Le belve in uscita.

      La cosa più sbagliata è stata comunque la trama "sputtanata" che anticipa anche a chi non avesse letto il libro, il punto più intrigante della storia, a mio avviso.

      Per quanto riguarda le sale di Almodovar non ho mai visto un suo film al cinema;)

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