5 marzo 2012

The Artist. Il vecchio che avanza

Voto 8. The Artist è un film geniale, caratteristico, che parla di cinema facendo cinema. Parla di un'artista del grande schermo che deve cedere il passo al nuovo che avanza. Nuovo inteso sia come nuovi artisti, che nuovo modo di comunicare: il passaggio dal film muto al film sonoro. Nel raccontare questa storia si avvale però del mondo cinematografico in cui è ambientata la vicenda: ovvero quella del cinema muto ed in bianco e nero.
Il film, secondo il mio parere, gioca su tre piani:
- La carriera dell'artista;
- La storia del cinema;
- L'incrocio tra i due elementi appena citati, immettendo la storia del cinema nella vita dell'artista.

La carriera dell'artista.
"Non sono un burattino, sono un artista!"
The Artist di Michel Hazanavicius, parla della storia di George Valentin (Jean Dujardin), un attore del cinema muto. Acclamatissimo dalla folla, come si denota in una delle prime scene con un applauso di massa muto, Valentin è l'artista del momento. Tutti vedono i suoi film, tutti lo fotografano, gli chiedono autografi, vorrebbero recitare con lui.
La più fortunata di tutti è Peppy Miller (Bèrènice Bejo), che mentre assiste ad una scena di acclamazione di massa di George, entra in contatto con il famosissimo attore. I paparazzi scattano foto, e Peppy splende di luce riflessa. Successivamente quest'ultima partecipa ad un'audizione, dove le assegnano una parte da ballerina. Da qui comincia la sua ascesa al successo, grazie anche ad un piccolo tocco regalatole da George (no, non si tratta di una palpatina, ma di un finto neo che la rende diversa dalle altre attrici).
L'ascesa di Peppy coincide con un cambiamento radicale del cinema, che passa dal muto al parlato. 
Ma gli artisti tradizionali si sa non amano troppo i cambiamenti e preferiscono restare ancorati al proprio presente. Fermo sulle sue posizioni è anche George Valentin, che nel giro di pochi anni, verrà tagliato fuori dal circuito cinematografico d'elitè.
La discesa dell'artista è raccontata in maniera davvero esaustiva, nonostante il film duri solo un'ora e mezza, durata tradizionale, sempre più inconsueta al giorno d'oggi. Bello anche il passaggio da attore, ad attore-regista e produttore, cosa che spesso accade agli attori di una certa età, tagliati fuori dai nuovi rampanti. 
La carriera dell'artista viene raccontata, come quella del vecchio cocciuto che vede cedere il passo al giovane che si adatta maggiormente al nuovo format.

La storia del cinema.
Benchè The Artist parli del nuovo che avanza, dal punto di vista comunicativo fa il contrario; ovvero fa avanzare il vecchio. Non solo infatti ci mostra un film in bianco e nero, ma addirittura si tratta di un film muto, con musiche.
La scelta è naturalmente contro-tendenza, se si pensa ad un cinema sempre più tecnologico, colorato, "videogiochico" (termine inesistente), che sperimenta sempre più. Si pensi al 3D, alla possibilità di entrare dentro il film per lo spettatore. 
The Artist invece si colloca nel 1927, evitando queste nuove possibilità che la tecnologia offre al cinema. Il film di Hazanavicius si concentra maggiormente sulla prima svolta epocale del mondo del cinema: il passaggio dal muto al sonoro. 
Questa novità provocò un terremoto nel mondo del cinema: nacquero nuovi contenuti adatti a valorizzare il sonoro (come i film musicali) e nuove tecniche (mancando ormai il sipario della didascalia). Con il sonoro e la musica, la recitazione teatrale a cui si affidavano gli attori del cinema muto risultava esagerata e ridicola: così, dopo alcuni fiaschi le stelle del cinema muto scomparvero in massa dalle scene, e salì alla ribalta una intera nuova generazione di interpreti, dotati di voci più gradevoli e di una tecnica di recitazione più adatta al nuovo cinema. Wikipedia

Storia del cinema nella vita dell'artista.
Mentre l'artista invecchia, il cinema ringiovanisce.
L'aspetto in cui più si diverte Hazanavicius, secondo me è questo: il giocare con la storia del cinema e la vita dell'artista.
La vita di George Valentin è un ottimo pretesto per mostrare questo cambiamento epocale del mondo del cinema. Da padrone ne fanno in questo senso le musiche, davvero fondamentali per il cinema muto.
Si passa da un inizio allegro, spensierato che collima perfettamente con le facce buffe ed i balletti che Valentin fa davanti alla sua platea.
Si procede attraverso continui stop del ciak, in cui qualcosa si va inceppando nella vita dell'artista. L'incrocio nella scena del ballo è poi davvero significativa: mostra infatti in maniera simbolica il passaggio di testimone, e nell'ultimo ciak i due attori con le loro facce dimostrano che ne sono consapevoli.
Poco dopo infatti Valentin, riceve la triste notizia del cambio di "copione" e di "musica". Il cinema parla. A dire il vero a questo punto mi sarei aspettato che anche il film di Hazanavicius cominciasse a parlare, ma il regista preferisce rimanere fedele al punto di vista muto di Valentin e non a quello parlato di Petty.
Numerose le scene simboliche della fine dell'artista: volantino calpestato, film auto-prodotto che mostra l'affogamento nelle sabbie mobili. Sabbie mobili che rappresentano la stabilità e l'arretratezza del cinema muto, per uscirne è necessario "gridare" aiuto.
Anche la fotografia segue il passo della storia, mostrando diverse sfumature di grigio in base agli stati d'animo. Si pensi ad esempio alla luce (sole) proveniente dalle finestre della casa di Petty, che mostrano la verità scoperta da Valentin.

La vita di Valentin è esplicitamente riferita al cinema, contenendo infatti un mix di generi. Commedia iniziale, dramma centrale, avventura-tragedia finale, romantico epilogo. Difficile infatti etichettarlo con un genere soltanto.
La suddivisione delle parti è poi quella classica: attore, attrice, aiutante cane, antagonista produttori amanti della modernità.
Il film è stato premiato con cinque Oscar: miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista, miglior colonna sonora, migliori costumi.

USCITA CINEMA: 09/12/2011
REGIA: Michel Hazanavicius
SCENEGGIATURA: Michel Hazanavicius
ATTORI: Jean DujardinBérénice BejoJohn GoodmanJames CromwellMissi PylePenelope Ann MillerMalcolm McDowell

8 commenti:

  1. un film splendido, giustamente premiato agli oscar (anche se io l'avrei dato a the tree of life...)

    per il prossimo anno e i prossimi oscar, speriamo però che non si guardi solo al passato per fare qualche film interessante...

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    1. Non ho visto tutti i film candidati quindi su questo punto non posso esprimermi. The tree of life invece l'ho visto, sicuramente il tema è molto importante e difficile, ma l'eccessiva lentezza non me l'ha fatto apprezzare più di tanto...
      Speriamo che quest'anno ci regali qualche film interessante e innovativo, degno di essere premiato con l'Oscar, come dici giustamente tu:)

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  2. Ci vado mercoledì, finalmente...non vedo l'oraaaaaaaa!!!!!!!!!

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  3. Ottima analisi del film.
    A me è piaciuto davvero tanto. tra le altre moltissime cose, anche io ho apprezzato la durata tradizionale. Oggi è un miracolo un film che duri meno di due ore...

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    1. Grazie per l'ottima analisi:)
      In effetti i 90/95 minuti sono stati spostati ai 120 per la maggiorparte dei film..
      A me è piaciuto abbastanza, considerando che non è il tipo di film che prediligo (sono per i thriller:)

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  4. Un fim semplicemente splendido, davvero meritevole degli Oscar ricevuti. A mio parere uno dei migliori titoli dell'anno.

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    1. Sicuramente uno dei migliori film dell'anno perchè riesce a esprimere l'essenza del cinema. Non ho visto tutti i film candidati, quindi non posso affermare con certezza quale sia il mio preferito, per ora The Artist sicuramente:)

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